1′ Festivalito di Folklore Argentino a Bassano del Grappa

Eccomi, sono pronta! Dopo due “eventi-prova” possiamo parlare del 1′ Festivalito di Folklore Argentino a Bassano del Grappa!
Adentroo!!“, come potrete intuire, è un progetto itinerante che coinvolge vari ambiti, ma se dovessimo esprimerlo in due parole sarebbero queste due: “Creare connessioni“.

Connessioni tra mondi, tra culture, tra persone, tra artisti…perchè tutto questo? Semplicemente perchè viaggiando ho capito una cosa: la diversità è una ricchezza a portata di tutti e lo scambio di culture ci rende tutti più ricchi, più sensibili e più in pace con il mondo e chi lo abita.

Forse sono una sognatrice, può essere! Ma il Festivalito di Folklore Argentino che arriva a Bassano il 2-3 giugno…quello no, quello è tutto vero!

Inizio a riportare qui sotto programma e informazioni, tutto è “work in progress” quindi consultate questa pagina varie volte, presto aggiungerò informazioni relative a prezzi, pacchetti con sconto, nomi, etc… e ovviamente tutti i link agli eventi di Facebook.

Ci tengo a specificare che il Folklore Argentino è per tutti. Tutti possono iniziare a ballarlo, tutti possono venire a curiosare durante le serate, non servono abiti speciali, nessuna scarpa col tacco,…Serve solo la voglia di mettersi in gioco e condividere..il folklore fa bene all’anima!

Prima di partire con le info tecniche serve una menzione speciale a Francesca Vettori e Leonardo Brunelli, che con la loro scuola “Tangohol” dall’inizio si sono mostrati sensibili, aperti, enstusiasti e un pò pazzi come la sottoscritta, decidendo di ospitare per primi il progetto “Adentroo!!“. GRAZIE RAGAZZI!

ADENTROO!! 1′ FESTIVALITO DI FOLKLORE ARGENTINO A BASSANO DEL GRAPPA

WORKSHOP – MILONGA – CHARLA – FIESTA -GUITARREADA

 

::: WORKSHOP :::

a cura della maestra e ballerina Cynthia Fattori
– Importante, leggere la nota alla fine del programma –
1️⃣ SABATO 15:00 – 17:30 (durata 2,5 ore)
CHACARERA – ritmica, tecnica, energia, contesto culturale.
Introduzione alla chacarera, classe aperta a tutti. Per chi inizia da zero, per chi conosce la coreografia ma non tutto il resto.
In questa lezione si inizierà dalla ritmica; la chacarera è un ritmo complesso che deve essere interiorizzato per essere passato nelle gambe. Si lavorerà molto nel passo base, nel tempo, zapateo e zarandeo base. La chacarera è un ritmo ancestrale, usata ancora oggi in alcune occasioni come “rituale“, coinvolge diverse energie a seconda che si balli in coppia o in ronda, si affronterà dunque anche questo tema, per poter gestire l’energia che si sprigiona ballando. Nella lezione è compresa anche una parte teorica o meglio di “chiaccherata” che ci permetterà di comprendere la profondità e il significato di questa danza che prima di tutto è cultura e quotidianità della gente. Ballare comprendendo la storia e rispettandola ci aiuterà a viverla e ballarla con un nuovo punto di vista, godendo a pieno di questo momento di condivisione e di connessione.
️2️⃣ DOMENICA 11:00 – 13:00 (durata 2 ore)
CHACARERA (6/8) – GATOESCONDIDO
Si continuerà con la chacarera per interiorizzare il ritmo, la coreografia, la gestualità e soprattutto la connessione con il nostro partner o con il gruppo se in ronda. Si cercherà di imparare come capire quando una chacarera è di 6 oppure di 8 compases. A seconda dei progressi del gruppo si potranno introdurre nuovi elementi nella chacarera oppure altre danze come il gato e l’escondido.
3️⃣️️ DOMENICA 14:00 – 16:30 (durata 2,5 ore)
ZAMBA
L’ultimo appuntamento di questo percorso emozionale-storico-tecnico nel folklore argentino ci porta dritti alla zamba, forti delle emozioni delle prime due lezioni il nostro corpo probabilmente sarà ben predisposto per esplorare l’universo emozionale che racchiude dentro di sé la zamba argentina.
NOTA
L’intero workshop è concepito come un percorso unico. Oltre ad imparare nozioni tecniche, si affronterà anche e soprattutto la parte energetica-emozionale che caratterizza il folklore argentino, per questo le lezioni sono propedeutiche ovvero le opzioni di partecipazione sono le seguenti:
– Intero workshop (lezione 1+2+3)
– Due lezioni (lezione 1+2)
– Una lezione (lezione 1)
L’accesso a partire dalla lezione 2 è possibile a coloro che hanno già partecipato ad uno dei seminari di Cynthia Fattori.
Si consiglia tuttavia la partecipazione completa alle tre lezioni, in quanto il percorso energetico ed emozionale incontra naturalmente un inizio ed una fine.

Chi è Cynthia Fattori?

Dice Cynthia:
“Ballare per me è una autentica dimostrazione dei miei sentimenti, una disciplina di vita, un’espressione di libertà, amore per le mie radici, il mio paese, i miei valori. Per questo i miei seminari si chiamano ‘Bailar y Vivir‘”.
Cynthia inizia a ballare folklore all’età di sei anni.
Ha integrato il Ballet Brandsen come ballerina professionale ma non ha mai lasciato le sue radici santiagueñe; per questo tutte le estati viaggiava a Santiago del Estero per formarsi con il grande ballerino Carlos Saavedra.
Le sue lezioni iniziano dalla tecnica per raggiugnere libertà di movimento ed emozionale, soprattutto nella sensazione e nell’interpretazione, affinché si valorizzi il ballo personale di ognuno.
Specialmente nel folklore, Cynthia ha ricevuto la formazione “accademica” del Ballet Brandsen, uno dei balletti più riconosciuti d’Argentina che tutti gli anni era incaricato dell’apertura de Festival di Cosquin; e parallelamente la formazione “di radice santiagueña” nel patio dei grandi ballerini Carlos Saavedra e Adela Vignais.
Ha integrato la compagnia di ballo di Juan Saavedra (fratello di Carlos), considerato tutt’oggi il maggiore esponente in vita del folklore argentino non solo nella stessa Argentina ma nel mondo; Cynthia è considerata tra i principali rappresentanti del folklore santiagueño.
💰 ::: COSTI E PACCHETTI ::: 💰
Lezione 1️⃣️ durata 2,5 ore >> € 35,00
Lezione 2️⃣️ durata 2 ore >> € 30,00
Lezione 3️⃣ durata 2,5 ore >> € 35,00
PACCHETTO LEZIONI
🔹 Intero workshop 1⃣+2⃣+3⃣ >> € 90,00 (con pagamento il sabato alla prima lezione)
       se lo paghi entro il 27.05 >> € 85,00
PACCHETTO WEEK END FESTIVALITO
🔹 Intero seminario + milonga sabato sera
+ charla + fiesta domenica >> € 100,00 (con pagamento il sabato alla prima lezione)
SE VIENI DA LONTANO..
Possibilità di alloggiare nella splendida struttura che ospita l’evento, a due passi dal centro di Bassano del Grappa.
🔹 Camera singola con colazione € 35,00
🔹 Camera doppia  con colazione € 60,00
⏳ ::: ISCRIZIONI ::: ⏳
📧  Messaggio Facebook a Elisa Pavin
oppure
☎  Telefono / WhatsApp 340.2811759

🔗 Link all’evento Facebook: Chacarera y Zamba, Cynthia Fattori’s Workshop

Le lezioni si faranno all’aria aperta in questo splendido giardino.

::: MILONGA :::

Sabato 2 giugno ore 22:00
TDj Agnese Franceschi da Santarcangelo di Romagna.
Show dei maestri Cynthia Fattori ed Ernesto Terri.
Sarà una milonga a tutti gli effetti, ci sarà per il 90% tango con incursioni di qualche tanda folklorica.
Costo entrata in milonga € 10,00
Prenotazioni tavolo/sedie con un messaggino a Francesca 389.6763228

::: CHARLA CULTURALE ::: 🇦🇷🇮🇹

🤗 APERTA A TUTTI 🤗
Domenica 3 giugno ore 18:00
Per chi è curioso, per chi non ha potuto partecipare al seminario, per chi ha voglia di “andare oltre”. Cynthia, Toto ed Elisa ci accompagneranno in un piccolo viaggio culturale non solo nella chacarera, ma tra la gente, nella terra dove nascono queste danze ancestrali. Racconti, aneddoti, leggende, …e sorprese musicali!
Assicuriamo 0 noia – 100% emozione 😉😍
PRESTO Link all’evento festa….

::: ASSOCIAZIONI ITALO-ARGENTINE o “AMIGAS” ::: 🇦🇷🇮🇹

Saranno presenti le associazioni che esporrano i loro progetti e prodotti
Rappresentanti dell’Associazione El Pericon di Padova
Rappresentanti dell’Associazione Catamarca di Fietta
presto i nomi delle altre..

::: SPECIALITA’ ARGENTINE ::: 🇦🇷🇮🇹

a cura del mitico Gustavo di Argentina Food
si potranno degustare le originali empanadas e per chi vuole fare l’esperienza argentina completa..il Fernet-Cola!

::: FIESTA :::

Domenica 3 giugno, dopo la charla a seguire…
Free music TotoDj: Folklore – Cumbia – Tango
Sorprese musicali direttamente da Santiago del Estero e Corrientes!!

::: LOCATION :::

Tutte le attività si svolgono presso
Villa Angaran San Giuseppe a Bassano del Grappa
Via Cà Morosini, 41
Link Google qui.
Nel frattempo vi invito a tenervi informati attraverso i social,
Il gruppo in cui racconto il mio viaggio: Adentroo!! Chacarera e dintorni
La pagina: Adentroo.com

Notti di Salamanca, il folklore nel suo habitat naturale, tra la gente, con la gente, per la gente

Festival de La Salamanca 2018

C’è un festival nel folklore argentino, forse vorrei dire nel folklore argentino “underground”, dove nessuno si fa i pipponi se una danza rispetti i rigidi canoni tradizionali oppure no, non ci sono competizioni e rispettivi voti o vincitori.

C’è solo musica e danza al loro stato puro, persone che vogliono cantare e ballare, e un campo dove “jugar al carnaval” fino alle 7 del mattino, tanto con 30 gradi a mezzanotte chi dorme?

Nella città santiaguaña de La Banda, il primo fine settimana di febbraio, a partire dal giovedì, si incendia il fuoco del Festival della Salamanca.

UN PO DI STORIA

Il Festival de La Salamanca nasce da una idea di Edurado “Chaca” Carabajal nel 1991.

Eduardo “Chaca” Carabajal

Il proposito era quello di fare un festival santiagueño per il popolo santiagueño, Santiago capitale aveva già il suo Festival de la Chacarera, ne mancava uno per la città de La Banda, denominata anche “Cuna de Poetas y Cantores”, perché effettivamente buona parte di scrittori e musicisti popolari sono nati proprio da questo lato del Rio Dulce.

Moltissime persone collaboravano per dare il loro apporto alla buona riuscita dell’evento e per la prima edizione si affittarono 4000 sedie.

La Salamanca è una delle più famose leggende della provincia di Santiago del Estero, in onore ad essa è stato deciso di dare questo nome al festival, si dice che sia grazie alla Salamanca che questa terra sforna musicisti e ballerini dall’impressionante talento naturale (ma questa è un’altra storia e prometto di raccontarvela in uno dei prossimi articoli) .

Lo scenario di questo festival porta un nome molto importante, è dedicato al musicista santiagueño Jacinto Piedra.

Jacinto Piedra, insieme a Juan Saavedra e a Peteco Carabajal registrarono il disco Transimision Huahucke nel 1987 che è stato un punto di svolta nel folklore argentino e che ha definitivamente consacrato i tre artisti. Il trio si è sciolto giusto dopo quel primo e unico disco, tutto il pubblico si aspettava un ritorno ma le speranze sono svanite definitivamente quando nell’ottobre del 1990 Jacinto Piedra muore in un incidente. La sua figura era così amata dal pubblico che adesso intorno alla sua memoria aleggia un’aurea di mistica e santità..lo scenario del primo festival non poteva che essere dedicato a lui.

In quest’ultima edizione ho potuto conoscere Gregorio Cantos Gomez, suo figlio, che ha dedicato un omaggio al padre con gli altri integranti del trio e tutte le persone dell’epoca.

Dal 2001 l’organizzazione del Festival della Salamanca è demandata alla municipalità della città de La Banda, e negli ultimi anni si è sempre organizzato nel campo da calcio dello storico Club Sarmiento.

 

Durante le cinque notti del festival si susseguono musicisti di qualsiasi tipo, prevalentemente folklore, ma non mancano i grandi nomi della musica argentina in generale. Ogni sera ci sono 2-3 nomi forti tra musica e danza. I classici artisti santiagueños super conosciuti: Duo Coplanacu, Nestor Garnica, Horacio Banegas, Orellana Lucca, Peteco Carabajal, Raly Barrionuevo, Roxana Carabajal, il gruppo danza di Juan Saavedra, Cuti y Roberto.. Ma si dà anche molto spazio alle realtà giovani e meno conosciute a livello nazionale ma che piacciono tantissimo, come La Brasita de mi Chala, Riendas Libres, La Pesada Santiagueña, e soprattutto El Vislumbre del Esteko, che con la sua chacarera e guaracha con onda rock sta facendo impazzire i giovani. Tra i nomi di artisti “riempistadio” ci sono stati Ulises Bueno e Luciano Pereyra, cantanti che già si sono scostati dal folklore, Ulises è il re del quarteto (la tipica musica cordobese), Luciano Pereyra invece ha uno stile più melodico.

Un evento straordinario in questa edizione è stata anche la nuova riunione de La Juntada, ovvero tre musicisti tra i più rappresentativi di Santiago del Estero, Peteco Carabajal, il Duo Coplanacu e Raly Barrionuevo, sono tornati a riunirsi dopo 14 anni dal primo spettacolo che è rimasto nella memoria non solo dei santiagueños ma di tutti gli argentini.

Molte notti il festival registra il tutto esaurito, ovvero 30.000 persone stipate nel campo (astenersi claustrofobici) oltre a quelle che restano fuori senza biglietto. C’è da dire questo infatti, il Club Sarmiento è centrale alla città de La Banda, la musica arriva a decine di cuadre abitate ma nessuno pensa di lamentarsi, anzi sono tutti ben felici di poter ascoltare i concerti comodamente seduti davanti alla porta di casa.

Ho avuto la possibilità di vivere due anni consecutivi il Festival de La Salamanca, il primo da pubblico e il secondo con un pass da giornalista. Quello che ho visto, partendo dal campo tra la gente, fino all’organizzazione nel back stage, è un grande senso di appartenenza ed un grande sentimento di orgoglio nel sentire, organizzare, e “proteggere” il festival come una creatura propria. Quel primo proposito di un “festival di tutti e per tutti” è rimasto e l’ho colto nella gentilezza e disponibilità del team organizzatore; nel pubblico che è stato uno dei più eterogenei che io abbia visto, fino a tutte le persone dei koski a cui non è mai mancato il sorriso e una battuta al mio spagnolo-italiano.

Se dovessi descrivere con una frase questo festival direi che è l’esaltazione dell’ “idiosincracia santiagueña” ovvero dove si vede il popolo santiagueño in tutti i suoi lati distintivi: l’accoglienza, l’allegria, il talento, il saper vivere e godere in comunità, la felicità dello stare insieme. Il video seguente è un mio omaggio a questo meraviglioso popolo.

 

INFORMAZIONI UTILI

Il Festival de La Salamanca si svolge il primo fine settimana di febbraio, a partire dal giovedi sera. I biglietti si possono comprare presso l’ufficio della municipalità, seguire questo link, oppure presso la discheria Pago Donde Nacì, in av, Independencia a Santiago capitale. Per chi vuole entrare tutte le sere c’è sempre uno sconto comprando le 5 entrate anticipate. Sconsiglio di andare comprare i posti nella platea (o di comprarli solo se si teme la grande folla), si tratta di un gruppo di sedie che si collocano giusto davanti il palco scenico, però ci si trova a dover stare seduti perdendosi la possibilità di “vivere” il campo. Anche se non si sa ballare troverete sicuramente qualcuno che vi insegna a seguire qualche passo, non temete!

Alloggio.

Se siete lì solo per il festival vi consiglio di prenotare con largo anticipo l’hotel Maria’s a La Banda, è un hotel nuovo con piscina in cui soggiornano tutti gli artisti e molto vicino al Club Sarmiento. Se la vostra intenzione tuttavia è di vivere un po’ il luogo vi consiglio di soggiornare a Santiago capitale in uno degli hotel vicino alla plaza Libertad, un taxi fino a La Banda, ad oggi costa circa 120-150 pesos; vi fa scendere a pochi passi dal Club Sarmiento e all’uscita ne troverete altri allo stesso posto. Non incamminatevi fuori dal “cordone di sicurezza” creato appositamente intorno all’entrata.

Il week end del Festival, dalle 15:00 fino alle 20:00 si svolge la “Siesta Salamanquera” nel patio de la abuela Carabajal, ovvero nel famoso patio si susseguono musicisti, si può mangiare, ballare nel famosissimo patio di terra, è una bellissima situazione. Qualsiasi tassista conosce il patio de la abuela Carabajal e vi ci si saprà portare. Dal patio è decisamente sconsigliato incamminarsi da soli per strada, soprattutto se si è “visibilmente stranieri”, tenete con voi il numero di un taxi e chiamatelo quando volete rientrare.

Vi consiglio di comprare giornalmente una copia de La Banda Diario o de El Liberal per stare sempre informati sulla fervida attività di quei giorni.

ALTRI VIDEO

La Juntada en el Festival de La Salamanca

 

Los Tekis – prima notte del Festival de La Salamanca

El Vislumbre del Esteko – Chacarera e Guaracha

Omaggio a Jacinto Piedra, Juan Saavedra, Peteco Carabajal, Gregorio Cantos Gomez

 

 

Salta, il passaggio per il territorio andino

Salta è tra le città più visitate dell’Argentina, navigando in rete troverete di tutto su questo luogo, tuttavia confesso che non tutte le proposte mi trovano d’accordo. Non mi è mai piaciuto il turismo “mordi e fuggi” o piuttosto “scattafoto e fuggi” perciò quello che vi racconto qui è per chi ha voglia di “vivere” il luogo che visita.

Salta è una bellissima città, con ragione la chiamano anche “La Linda”, però come in tutte le città aperte al turismo, e porta per il territorio andino argentino, bisogna sapersi destreggiare.

 

La città

Salta conserva in ottimo stato un sacco di edifici coloniali, il mio consiglio è di percorrerla a piedi in lungo e in largo e con il naso all’insù, si scoprono degli scorci davvero interessanti. Setacciate le viuzze intorno alla plaza 9 de Julio e percorrete a piedi quelle dieci cuadre che dalla peatonal Florida vi portano in fondo alla calle Balcarce. Il centro è piccolino, un po’ trafficato, attenzione perché le auto non hanno pietà per i pedoni e gli autobus sfrecciano così adiacenti al marciapiedi che si rischia di essere portati via appesi al loro specchietto retrovisore.

Se vi piacciono i musei qui ne avete per tutti i gusti e inseriti in altrettanto meravigliosi contesti architettonici.

Il teleferico che porta al cerro San Bernardo è una bella occasione per vedere la città dall’alto, sulla cima a parte scattare fotografie non c’è molto altro, però se la giornata è bella e magari con la luce del tramonto, si gode di una splendida vista sulla città e le prime alture della cordigliera delle Ande.

 

Escursioni

I vari uffici turistici propongono qualsiasi tipo di escursione da Salta, come già detto un turismo mordi e fuggi fermandosi 30 minuti in ogni centro e macinando km dalla mattina presto in autobus, non rientra nei miei piani.

Da Salta vale la pena fare l’escursione che ti porta nella valle Calchaquì se proprio non avete tempo per fermarvi lì un notte, per quanto riguarda invece l’escursione alla Salinas Grande, a Humahuaca, al Tren a las Nubes vi consiglio vivamente di considerare di fermarvi un paio di notti in uno dei tranquilli paeselli della Quebrada. Da lì tutto sarà più comodo e avrete tempo di respirare con tranquillità ad ogni fermata.

Non dimenticate che Salta è situata a poco più di 1100 mt sul livello del mare, per arrivare alle saline si raggiunge quota 4100 mt, con tutti i fastidi che può avere il nostro corpo non abituato all’altezza. Masticate delle foglie di coca per ridurre “l’apunamento” come lo chiamano loro, oppure anche il the de coca aiuta (attenzione però aiuta anche ad andare in bagno!).

C’è chi in tre giorni vuole vedere trenta cose, chi invece come me che in tre giorni ne vede tre, forse anche due; se siete di questa opinione seguite il mio consiglio e passate un paio di notti nella Quebrada de Humahuaca, non ve ne pentirete!

Ovviamente a questo punto mi chiederete: “Sì, ma dove?” Ci sono tre località principali, alternate da piccoli paeselli, Purmamarca negli ultimi anni è diventata un po’ di moda, qui troverete anche i boutique hotel e una cittadina molto ordinata; Tilcara è la località giovane e un po’ trasandata ma vicina a dei siti molto interessanti da visitare a piedi, come il Pucarà e la Garganta del Diablo; Humahuaca è la più a nord, una via di mezzo tra le due, sonnolenta, accogliente, senza troppe pretese. Scegliete voi, io le ho amate tutte e tre!

Tra le varie agenzie che organizzano escursioni segnalo Turismo Responsable.

Entrando nel sito ufficiale del turismo di Salta trovate infinite opzioni anche per vivere giornate in campagna, cavalcate, rafting, a voi la scoperta e la valutazione, io non le ho provate.

Cibo e locali a Salta

Intorno alla plaza 9 de Julio si susseguono bar e ristoranti, come anche lungo la super turistica calle Balcarce tra Entre Rios e Necochea.

Io vi segnalo quelli che per me vale la pena…e modestamente anche alcune cosette che non troverete nella Lonly Planet ;-)!

In centro ho pranzato benissimo e a prezzi onesti (attenzione non tra i più economici) alla parrilla “La Charrua Caseros”, la carne buonissima, gustosa e tenera, porzione abbondante e con miniparrilla, così tutto restava ben caldo mentre io mangiavo con i mei tempi lenti. Il personale è molto cortese e offre pure il lemoncello alla fine. Vi sconsiglierei invece il ristorante “La Posada de Caseros” che è 100 metri prima, decisamente troppo costoso per il piatti che offre.

Ci sono però due posticini non così turistici e ben “rustici” come piace a me in cui vi invito ad andare.

Il primo è “El Patio de las Empanadas“, tra av. San Martin ed Esteco. E’ un posto molto “locale” tanta scelta di empanadas fritte o al forno davvero squisite servite con una salsina piccante. Se invece avete voglia di un piatto vero e proprio vi invito ad attraversare la strada, giusto all’inizio del paseo de lo Poetas (che purtroppo è tenuto molto male), ci sono vari ristorantini che non hanno nulla di turistico, sono frequentati dai locali, sono semplici e senza pretese ma l’ambiente è bello, le porzioni singole sono quasi per due persone e i prezzi sono dimezzati rispetto al centro città.

Vi voglio segnalare anche il “Cafè Del Convento” (all’angolo tra calle Juramento e calle Caseros) un bellissimo bar pasticceria per spuntini veloci, giusto davanti al convento di San Bernardo, è centrico ma fuori dalla pazza folla e le torte sono strepitose!

Se invece avete voglia di un ottimo thè percorrete 50 metri dal Cafè del Convento lungo calle Juramento, lì c’è “Benares- leyendas de tè en yerbas”; è un locale piccolissimo, arredato con molto gusto e la titolare mi ricorda Juliette Binoche nel film “Chocolat” solo che la sua passione è il the e la cucina organica naturale. Fatevi consigliare da lei il vostro thè perfetto e lasciatevi deliziare con le sue gallette e la sua marmellata di pesca, ovviamente tutto fatto in casa e di sabato, quando il locale resta chiuso.

 

Capitolo a parte: le peñas.

A Salta le peñas non sono per ballare ma per ascoltare musica dal vivo, in quelle più turistiche si vede anche lo show folklorico. In calle Balcarce ce ne sono per tutti i gusti, personalmente (ma io sono troppo purista del folklore) le ho viste tutte troppo votate al business turistico. In questa zona vi segnalo il Cafè del Tiempo, che anche tra le persone del posto è riconosciuto per chiamare bravi musicisti. Altrimenti una peña fuori da questo circuito è “La Casona del Molino“, è davvero una “casona”, perché l’ambiente è molto grande, però diviso in piccole stanzette con dei tavolini, ed in ogni stanzetta ad un certo punto arriva un musicista che canta e allieta la serata, a un certo punto, se c’è la gente giusta, si può ricostruire quasi il clima della “guitarreada entre amigos”. La cosa bella è che se si cambia stanza cambia anche il genere di musica. Fate in modo di passare una serata in questo posto!

 

Volete ballare? Cercate una carpa santeña!

Sembra che a Salta siano gli unici posti in cui si balla folklore. Si trovano fuori città, sono molto tradizionali e vi invito a fare di tutto per andarci perché ne vale davvero la pena! Purtroppo non sono sempre aperte, quella a cui sono stata io si chiama “El Rancho del Torito”. Se volte avere informazioni circa questi luoghi, l’unica possibilità è quella di chiedere ai “gauchos” che fanno lo spettacolo nelle peñas, sono quasi tutti studenti di folklore e sapranno sicuramente indirizzarvi.

 

Compere

I negozi per souvenir nel centro si susseguono uno dietro l’altro, attenzione però, il fatto che un articolo sia venduto in un negozio, non lo rende più “vero” di quello comprato al mercato di strada, non comprate a primo acchito. Io porto la mia esperienza: cercavo una ruana, ovvero il poncho in versione femminile che è aperto davanti. Nei negozi del centro lo stesso filato che trovavo al mercato aveva oltre 300 pesos di differenza!

Sono stata al mercato artigianale, in fondo ad avenida San Martin, lì si trovano delle cose molto particolari, curate, ma decisamente troppo costose. Continuando la ricerca della mia ruana l’ho trovata nel mercatino di strada, proprio davanti all’edificio del costoso mercato artigianale, in caldissima lana de guanaco.

Festival de Doma y Folklore

Gauchos (quelli veri) e musica a full.

C’è una premessa che devo per forza fare, perché è la cosa che mi ha più mosso emozionalmente..

Indipendentemente una persona sia d’accordo o meno con la doma, ho avuto la possibilità di vedere da vicino questa pratica, di palpare nello sguardo di jinetes e gauchos la serietà e l’importanza che rappresenta per loro, di come la sentano come orgoglio di “essere argentino” ma soprattutto come “orgoglio di gaucho”. Mentre ero appostata a bordo campo con la macchina fotografica tra i vari giornalisti, un’espressione mi è uscita più volte, senza rendermene conto, e con le persone intorno che mi guardavano stranite.. “Questi qua c’hanno veramente i coglioni!”

Il cavallo più nervoso, più difficile, più selvaggio, che si alzava a due zampe, spesso cadendo, il jinete ci stava sopra, ci si aggrappava con un tal coraggio e anche dopo la più paurosa delle cadute dei due insieme, quando dici tra te e te “è rimasto a terra e non si alza più”.. no, si alza il cavallo e lui è ancora li aggrappato!

 

Il Festival

Man mano che viaggio tra i vari Festivals di Folklore mi rendo conto che ognuno ha il suo focus e la sua anima, può piacere o non piacere, ma il Festival de Doma y Folklore ha carattere da vendere e quest’anno ha ricevuto la distinzione “Marca Pais”, come simbolo di identità, cultura e tradizione argentina.

Tutto ha iniziato 53 anni fa, quando 20 scuole delle località di Jesus Maria e Colonia Caroya, hanno deciso di raccogliere fondi per le loro attività, organizzando un festival in cui fossero presenti due cose tanto care agli argentini del luogo: la doma e la musica folklorica.

Il Festival dura 12 notti, 12 notti di “argentinidad” (così le chiamano), che si svolgono dentro e fuori ad uno stadio la cui struttura è stata creata appositamente per il festival e che arriva ad ospitare fino a 27.000 persone.

Ogni giorno, durante il festival c’è un’attività pomeridiana al campo lungo il fiume, al lato dello stadio. Dalle 19:00 invece inizia la doma, chiamata Jineteada. Los Jinetes, ovvero i domatori, rappresentano tutte le provincie dell’Argentina, comprese alcune nazioni limitrofe, si allenano tutto l’anno per arrivare preparati a questo festival, che per quando riguarda la doma è il più prestigioso dell’Argentina.

Ci sono tre diversi tipi di doma: Basto, Gurupa, Crina, dipende dagli “accessori o strumenti di lavoro”. Il tempo di doma dura 12 secondi, dopodichè il jinetede, se è resistito sopra al cavallo (il che significa che raggiunge un punteggio molto alto) viene prelevato a braccio dal cavallo da due “apadrinadores”.

Ma tutto quello che sta intorno è una sorta di rituale in cui ognuno ha il suo ruolo, chi porta il cavallo da domare, chi lo riceve e lo assicura al palo, i giudici ovviamente, gli apadrinadores, chi raccoglie i vari strumenti di doma che si perdono durante il lavoro, il medico. Tutto questo è annunciato commentato per il pubblico da un conduttore accompagnato da un payador. Il payador è una figura che ho conosciuto per la prima volta in questo festival, credo racchiuda in sé l’”argentinità” all’ennesima potenza, egli con la sua chitarra accompagna il conduttore recitando in rime tutto quello che succede.

Alternati ai momenti di doma ci sono dei momenti di musica o balletto, artisti tra i più quotati si sussueguono sul palco a partire dalle 21.00, intorno alle 23:00 c’è l’ultimo momento di doma, in genere poi si continua con un balletto che occupa tutto il campo.

Una cosa molto suggestiva è la esibizione di “tropilla”, ovvero ogni gaucho conduce una “yegua madrina” che tutti gli altri cavalli seguono.

Verso la mezzanotte finalmente si aprono i cancelli del campo e tutta la gente dunque può avvicinarsi un po’ di più al palco per vedere i due concerti principali un po’ più da vicino.

Allo stato attuale ci sono idee discordanti sulla doma, sebbene molti argentini ci siano molto legati e la sentano come parte delle loro radici, dall’altro lato ci sono molte persone che protestano in quanto sarebbe una pratica non più necessaria, che provoca stress agli animali, nei peggiori dei casi infortuni. Contemporaneamente gli infortuni dei jinetes sono all’ordine del giorno, ma questo non sembra scoraggiarli.

 

Informazioni utili

Il festival di Jesus Maria ha l’organizzazione più puntuale che io abbia visto in Argentina, ovviamente arrivando ad accogliere nello stadio oltre 25.000 persone questo è indispensabile. E’ importante sapere tuttavia che viene dato molto spazio alla parte di doma e mentre si canta dal vivo lo spazio per ballare è davvero molto angusto e inesistente, diciamo che non è un festival a cui la gente va per ballare.

Sicuramente per vedere un spaccato di “argentinità” indipendentemente da canto o ballo è il più azzeccato.

Tenete conto che Jesus Maria ha una ricettività limitata perciò bisogna organizzarsi in tempo per prenotare una camera, per chi invece decide di pernottare fuori e raggiungere Jesus Maria per la serata attenzione: le strade iniziano a collassare dalle 19:00, anche prima quando canta un artista molto quotato e la fila per comprare il biglietto può durare anche 2-3 ore. Dal sito tuttavia si possono comprare on line.

Se pensate di passare qualche serata a Jesus Maria per il festival scrivetemi qui per info più specifiche.

Ecco qui una ripresa di parte della jineteada e l’inizio del concerto de Los Huayra ed una minigallery del festival

 

 

 

 

 

Festival de La Chacarera – Il folklore formato famiglia

Il Festival de la chacarera, ideato dai fratelli Agustin y Carlos Carabajal è nel 2018 alla sua 47ma edizione. Tra tutti i festival che ho visto posso dire che se dovessi trovargli un aggettivo questo sarebbe “famigliare”. Non aspettatevi però di vedere i gonfiabili come succede dalle nostre parti. I bambini sono fans del folklore tanto quanto gli adolescenti, i genitori e i nonni, aspettatevi invece di vederli a cavalcioni del papà in prima fila davanti alle transenne, cantando a squarciagola i classici dell’artista di punta. Inoltre gli orari sono santiagueños, ovvero dalla mezzanotte alle sette di mattina, e se il giorno dopo si deve lavorare, beh vorrà dire che si va in ufficio direttamente!

Quando dico famigliare mi riferisco all’atmosfera, molti si portano sottobraccio la propria sdraio e tavolino, quasi a fare un pic-nic. Sul palco si susseguono artisti emergenti del folklore argentino, giovani, compagnie di danza, gruppi legati a festività tradizionali, e ogni sera due artisti riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

La prima notte si è rivissuta una festa pagano-religiosa molto cara ai santiagueños, quella di San Esteban, l’artista di punta era Raly Barrionuevo, un musicista che ha avvicinato al folklore argentino molti giovani, le sue musiche hanno delle moderne sfumature romantiche ma senza mai distaccarsi dalla tradizione.

La seconda notte si è rivissuto il carnevale della puna, già dal pomeriggio il centro di Santiago è stato invaso da molti diablitos jujeños, che poi hanno animato tutta la notte a ritmo di carnavalito, con schiuma, pittura e farina. Nestor Garnica ha incendiato il ballo con chacarera e zamba e già quasi all’alba sono saliti sul palco El Vislumbre del Esteko, un gruppo santiagueño emergente, dallo stile molto originale, chacarera con chitarra elettrica e la voce rock di Santiago Suarez.

L’ultima notte è stata forse la più emozionante, Elpidio Herrera e la sua sachaguitarra ha riportato tutti ai suoni delle origini, Cuti y Roberto Carabajal dopo trent’anni di successi annunciano il loro prossimo scioglimento tra le lacrime di chi è cresciuto con la loro musica. Alla fine il Duo Coplanacu ha fatto ballare e saltare tutti, per la prima volta ho visto un gruppo richiamato sul palco per ben tre volte!

Informazioni Utili

Il Festival avviene sempre il primo fine settimana di gennaio, in genere dal giovedi al sabato.

Le entrate si comprano presso la discheria Pago Donde Nacì, in pieno centro, c’è sempre una promozione se si comprano le tre entrate insieme.

In genere il festival inizia prima della mezzanotte, ma il mio consiglio è di non arrivare prima dell’una, è in quel momento infatti che inizia il clou. All’interno dell’evento ci sono varie opzioni per mangiare e bere, attenzione però, non sempre i prezzi sono uguali in tutti i kioschi, perciò un giretto prima di decidere in quale comprare lo consiglierei sempre. Il festival in genere termina quando il sole è già spuntato, verso le 7:00, ma se nel frattempo avete stretto conoscenza con qualcuno e avete voglia di seguire la movida, tenete le orecchie all’erta perché c’è sempre qualche “guitarreada” per chi non è ancora stanco.

Non sfidate le temperature di Santiago andando in giro dopo le 14:00, la città si spegne e va a fare la siesta, consiglio vivamente di sperimentare questa bella pratica, vi darà la carica per affrontare la nottata.

Dalle 19:00 andate a farvi un giretto nella Plaza Libertad di Santiago, è il momento in cui la città si rianima dopo la siesta e c’è sempre qualche attività legata al festival.

Cibo. Se volete qualcosa di ben autoctono andate a pranzare al secondo piano del Mercado Armonia, cibo buono, tipico, ambiente semplice ma molto ospitale, super economico! Attenzione però, anche questo alle 14:00 chiude!

Reserva Forestal y Bombos legueros Mario Paz

Mario Paz è un artigiano molto rinomato nella costruzione di bombos legueros, raccontando di Santiago del Estero e del suo folklore, è una persona che assolutamente dovevo incontrare. Quello che tuttavia ha ulteriormente chiamato la mia attenzione è che da poco lui e la sua famiglia hanno istituito una Riserva Forestale per la preservazione del ceibo, che è l’albero con cui si costruisce la cassa di risonanza del bombo leguero.

Mario e Julia mi accolgono nella loro casa in Av. Colon, dove c’è anche il piccolo negozietto di bombos; si prende l’occorrente per il mate e ci mettiamo in macchina alla volta della Riserva, si trova ad una ventina di Km da Santiago città giusto il tempo per scambiare qualche chiacchiera e conoscerci meglio. Per la prima volta da quando mi trovo qui ho sentito parole come “consumo sostenibile”, “riciclo”, “raccolta differenziata”, … e parlarne mentre si passava davanti ad un campo pieno di rifiuti della periferia devo dire che mi ha fatto un certo effetto. La strada verso la coscienza del riciclo è ancora lunga ma l’impressione è che il primo passo sia stato fatto.

Il paesaggio fuori della capitale cambia rapidamente, dando spazio a terra, quebracho, i colori si mischiano tra i verde della natura, che in questo periodo ancora gode di qualche pioggia, e la terra marrone rossastro. Un chilometro di sterrata dalla strada principale e siamo arrivati. C’è un’umile casetta con un bel porticato sulla destra, davanti a noi il giardino, un grande algarrobo delimita maestosamente quello che durante le feste sarà sicuramente usato come patio…ovvero pista da ballo! Un po’ più in là un paio di hornos de barro (ovvero forni d’argilla) indispensabile nella succulenta cucina santiagueña.

Mario subito mi porta a fare un giro tra le sue piantine più giovani che cura con la dolcezza di un padre, ci raggiunge Victor, suo figlio che ci fa strada al taller, dove ogni giorno porta avanti il mestiere originario del padre, la costruzione del bombo leguero (vedi video). Mario però è impaziente, vuole portarmi a vedere la parte più bella della Reserva, ovvero il “percorso nel monte”. Il monte per i santiagueños è la campagna, e considerando che in passato gli inglesi hanno sterminato gli alberi per costruire le traversine della ferrovia tanto da provocare un cambiamento climatico, ci sono particolarmente affezionati. Ci troviamo a camminare in un boschetto dagli alberi bassi, foglie secche che scricchiolano, animaletti di vario genere che scappano alla nostra vista. Mario mi racconta la storia di ogni albero, le sue proprietà, fino a farmi raccogliere la corteccia di una pianta particolare perché una volta a casa mi potessi fare un tè.

Camminiamo in un tunnel di bambù, “Lì infondo c’è la Salamanca” mi sussurra all’orecchio…personalmente dopo aver ascoltato fiumi di chacareras e racconti di vario tipo su questa entità mistica e diabolica non vedevo l’ora di andarci vicino, e così fu!…ma questa è un’altra storia…curiosi!

 

Terminiamo in nostro giro, Julia ha preparato il mate, è passato un tortillero, seduti sotto a quel portico, tra il canto degli uccelli e il profumo delle foglie, mate e tortillas mi hanno portato alla pace dei sensi, mentre Mario e Julia mi raccontavano le loro avventure quando giravano per i festivals con bombos e figli al seguito. Era un fine giornata perfetto, ma ancora doveva venire il bello!!

Arrivano piano piano delle ragazzine a piedi, 7-10 anni, erano venute per la lezione di danza che un maestro dà gratuitamente a chi vive nei paraggi, nel giro di dieci minuti mi ritrovo a ballare con loro, mamme e ragazzine mi guardano strano.. “ma cosa ci fa qui una tana in mezzo alla campagna? ..e sa pure ballare il gato?” Julia e Mario ridevano, ma il folklore riunisce tutti e presto ci ritroviamo a parlare di Bassano del Grappa, di tango, empanadas, di facebook e mi guadagno pure un invito a cena!

INFORMAZIONI UTILI

La Reserva Mario Paz organizza due o tre eventi all’anno in occasione di feste folkloriche, si può essere informati attraverso la pagina facebook e il sito web. Trovandosi qualche giorno a Santiago consiglio vivamente di andarla a vedere, chiamando la famiglia Paz al numero telefonico che si trova nel sito, Mario e Julia saranno ben contenti di portarvici durante il loro giretto giornaliero.

Allo stato attuale non ci sono trasporti pubblici che arrivano alla Reserva, se si va in taxi per qualche evento particolare si può accordare con l’autista l’orario del rientro, oppure ci sarà sicuramente qualche santiagueño disposto a darvi un passaggio fino in città!

 

Come nasce un bombo leguero:

 

Fiesta de la abuela Carabajal, consigli pratici

Ferie solo a Ferragosto ma voglia di vacanza insolita? Magari immersa in un popolo dalla cultura millenaria, ma con la voglia di fare festa e ballare senza dover scalare chissà quale vulcano sudamericano o mangiare radici per una settimana? Fate un giro in Argentina e fate in modo di trovarvi a Santiago del Estero proprio a cavallo del secondo week end di agosto..festa assicurata, vacanza culturale salvata!

In questa settimana a La Banda, la città vicina a Santiago del Estero, si festeggia la fiesta de la abuela Carabajal. Per avere info sulla portata culturale dell’evento vi riporto qualche link: 1,  2, 3 e 4  ; qui vi dico solo che sarà una settimana a puro folklore santiagueño, a stretto contatto con un popolo che ha l’ospitalità nel sangue ed il cuore che batte al ritmo del bombo leguero.

Le informazioni tecniche sono queste:

  • Volo intercontinentale..sapete com’è agosto, prendetevi con tempo e riuscirete a spuntare delle tariffe di tutto rispetto.
  • Spostamento interno: ovviamente arriverete a Buenos Aires, se avete tempo gli spostamenti interni sebbene lunghi possono essere fatti comodamente in autobus, i “micro de larga distancia”, così vengono chiamati, partono dalla stazione di Retiro, lì potrete anche prenotare il vostro biglietto. Si tratta di pullman super confortevoli, io ho spesso viaggiato di notte per risparmiare il costo di una stanza, durata media del viaggio Buenos Aires- Santiago del Estero 12-13 ore, prenotate il servizio “cama” o “cama suite”, le migliori compagnie con cui viaggiare sono: Flechabus, Andesmar, Urquiza Dorado, Chevallier. Il biglietto deve essere comprato con qualche giorno di anticipo altrimenti rischierete di non trovare posto. Per chi non vuole aspettare e si può permettere dalle 100 alle 200€ in più dall’Aeroparque Newbery AerolineasArgentinas vola due volte al giorno a Santiago.
  • Alloggio: consiglio di alloggiare nella città di Santiago, ovvero dall’altra parte del fiume rispetto alla cittadina in cui ci sarà la festa, il motivo è principalmente “turistico” e di sicurezza, Santiago è molto carina, è bello passeggiare per il centro, in piazza Libertad ci sono sempre delle belle iniziative, spesso lezioni di folklore gratuite, lì c’è anche il CCB (Centro Cultural Bicentenario), il mercado Armonia, e nella vicina Avenida Roca vari ristorantini alla moda che piacciono molto a noi europei. In centro ci sono l’hotel Carlos V, Plaza3Apart, ma anche dei carini appartamenti in affitto su Airbnb a prezzi molto modici.
  • La festa: nel barrio de Los Lagos a La Banda la festa inizia già dal giovedì, nel patio de la abuela. Chiedete ad un taxi di portarvi nella “casa de la abuela Carabajal” non serviranno altri indirizzi. Li dal pomeriggio fino a notte inoltrata si susseguiranno i musicisti, c’è la possibilità di mangiare. Visitate il museo dedicato alla famiglia, una piccola stanzetta ma vedrete tutti i musicisti della famiglia che hanno fatto la storia del folklore. Ovviamente la festa non si ferma li ma ci sono un sacco di eventi collaterali e peñas, non mancate di andare una sera nella Peña “La Chacarera” ovvero la casa di Carlos Carabajal, durante i giorni della festa ogni sera uno dei suoi figli organizza la serata, fate in modo di essere li per le 23 altrimenti correte il rischio di restare fuori perché tutto pieno. Per essere aggiornati su tutti gli eventi in quei giorni comprate il quotidiano “El Liberal” e tenete sempre d’occhio l’agenda cultural nel sito www.pagodondenaci.blogspot.com.ar
  • La domenica pomeriggio: la domenica pomeriggio è il tripudio finale, nel pomeriggio tutta la famiglia Carabajal sale sul palco a cantare il suo repertorio, se non avete paura a stare in mezzo alla folla appostatevi presto sotto al palco, prometto che ne vale la pena! Subito dopo prendete un taxy e fatevi portare al Patio del Indio Froilan per terminare in bellezza tra la terra santiagueña questo evento unico nel suo genere.
  • Consigli sulla sicurezza: i santiagueños sono uno dei popoli più ospitali che io abbia mai conosciuto, questa festa però muove gente da tutto il paese, quindi nel mucchio ovviamente si trova di tutto. Consiglio di lasciare in albergo abbigliamento all’ultima moda e qualsiasi oggetto di valore, siate leggeri, portate i soldi giusti anche per fare qualche compera ma senza esagerare. Non camminate al di fuori delle strade adibite alla festa, si tratta comunque di una zona..diciamo particolare, quando decidete di rientrare assicuratevi di avere il numero di un taxi da chiamare oppure prendetene uno sulla strada principale.
  • Scarpe: il folklore, la chacarera è una danza che si balla sulla terra, il patio santiagueño è di terra, il patio di Froilan è di terra, considerate che al vostro rientro le vostre scarpe saranno del colore della terra, se poi vi troverete terra anche tra i denti e le narici significa che vi sarete divertiti alla grande!
Se volete aiuto personalizzato per la preparazione del vostro viaggio scrivetemi qui o qui!

Una tana alla fiesta de la abuela Carabajal

Il day after del fine settimana de la abuela Carabajal per me è oggi, oggi si spengono le luci dei riflettori, oggi si riprende, oggi si riflette. Personalmente posso dire di guardare a questa settimana passata come ad una delle più felici chi io possa ricordare.. indipendentemente dal folklore o dalla musica, quella sensazione di trovarsi esattamente dove si vuole stare in quell’istante, e poter sorridere e gioire della vita senza se e senza ma. Già lo sapevo che poi tutto sarebbe ripreso, che quella era una pausa dalla quotidianità, ma quei giorni no, quei giorni sono stati di una felicità fino alle lacrime e me ne sono accorta giusto mentre camminavo sotto ad un caldissimo sole primaverile su una strada di terra polverosa, in cui quasi ogni albero, canale, o vietta era stata cantata in una chacarera, o in una vidala..

Tutte le persone che ho incontrato, e che ovviamente si meravigliavano di vedere una “tana” caduta lì da quelle parti, mi hanno detto la stessa cosa: “Esta es una fiesta unica!” e presto mi sono accorta che avevano ragione, non tanto perché poteva essere una grande e bella festa, ma proprio per il vero significato della parola “unica”, unica nel suo genere.

Nel patio de la abuela Carabajal, nel quartiere di Los Lagos a La Banda iniziano ad arrivare i primi membri della famiglia già dal mercoledì, l’aria è carica e vivace, come il fuoco scoppiettante che cucinerà asado per giorni..i primi baracchini iniziano a vedersi intorno alla casa e lungo la via, degli operai lavorano per tirare su un palco, dopo la ventesima persona che mi veniva presentata con cognome Carabajal nel giro di 20 minuti la mia memoria fotografica aveva iniziato a fare cilecca perciò nel dubbio ogni volta che baciavo per il classico saluto dicevo pure il mio nome…tanto che ovviamente sti santiagueños hanno iniziato a prendermi in giro dicendomi: “dieci minuti fa ti sei presentata al mio gemello” che ovviamente era la stessa persona…

Il patio era gremito di gente, parenti, turisti, giornalisti, curiosi; già dal primo pomeriggio nel piccolo palchetto partiva il rasgueo della chitarra, per finire…ehmm… non si sa quando, ammetto di non essere mai arrivata alla fine!

La festa si consumava lì e tutto intorno, nei vari club e peñas della città, grandi nomi di artisti si susseguivano sul palco fino al mattino, i locali erano pieni, pullman da tutto il paese arrivavano per l’occasione.

Tutto prosegue così fino alla domenica, quando sul palco esterno sale buona parte della famiglia Carabajal a cantare davanti a un pubblico in delirio i loro successi, canzoni che hanno fatto la storia della musica popolare argentina, che hanno segnato epoche, che hanno accompagnato non solo feste ma anche i momenti di grande nostalgia della propria terra.

Ma quello di cui voglio parlare, al di là di musica e danza è dell’aver avuto la grande possibilità di conoscere una famiglia, una famiglia numerosa a cui non è mai mancato un attimo il sorriso ed uno sbellicato senso dell’umorismo. Un’accoglienza senza eguali nel senso che nemmeno ti facevano sentire un ospite ma piuttosto uno dei tanti amici, vicini, che circolavano intorno, in una grande casa, la casa di Carlos Carabajal, che di notte diventa una peña e di giorno torna ad essere una casa.

Nel quartiere de Los Lagos invece il patio è molto più grande della casa stessa ed il backstage del palchetto è una umile cucina con la tavola sempre apparecchiata, dei mobiletti da cui esce sempre qualche dolcetto ed una signora che ti racconta aneddoti di vita degli ultimi 60 anni.

Più di tutto sono grata a questa famiglia per avermi permesso per qualche giorno di scorrere nel flusso della loro vita e della loro quotidianità, con un sorriso, un mate, offrendomi una sedia…anche prendendomi un po’ in giro quando non capivo le loro battute. Sono stati giorni felici questi di pieno allenamento santiagueño!

E poi c’è lui, lui che non appena sentiva un po’ di chiacchere iniziava a canticchiare “..fue mucho mi penar andando lejos del pago” In realtà è stato questo che mi ha fatto fare un ulteriore passo dentro a questa “santiagueñidad”..Quante volte avrò ascoltato quella chacarera e ripetuto quella frase ma solo in questi giorni ne ho colto veramente l’essenza, grazie a Vitillo, il pappagallo della famiglia di Carlos Carabajal.. ho davvero capito il reale significato di “Entre a mi pago sin golpear”.

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Vitillo

 

Il ritorno dal maestro

Re-encuentro

Ero molto nervosa quando ho preso il taxy che mi avrebbe portato in quel quartiere a sud di Santiago..sì è vero c’ero già stata tante volte, per un mese avevo frequentato quel patio quasi tutte le sere, ma ora non sò era diverso, io ero diversa.

Se prima c’era curiosità, avventura, troppa fretta e voglia di saggezza in tempi brevi, tutto questo ora aveva lasciato spazio più ad un senso di consapevolezza, una sorta di accettazione nel rispondere ad una forza che chiamava prepotentemente. Non lo so ancora lo scopo di questa forza, dove mi potrebbe portare e soprattutto SE mi porterà da qualche parte, però ero lì, ero tornata, di nuovo in quel rituale del viaggio in taxy attraverso le umili case santiagueñas..

Avevo potuto già ricevere un suo messaggio vocale registrato dal figlio, lo so che mi aspettavano, sua moglie mi aveva invitata con un messaggio denso di emoticons per il mate cocido il giorno stesso del mio arrivo a Santiago, frastornata com’ero dalla caotica Buenos Aires. Ma io continuavo ad essere nervosa, nonostante già percepissi la loro vicinanza ancora quando stavo in Italia.

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Il taxy si ferma giusto davanti a quella casetta rossa in angolo, le solite iniziali sul cancello “J S”. Non faccio in tempo a respirare che già lo scorgo infondo al patio, nel suo maglione di lana operata, barba bianca e pelle scura a contrasto, incorniciano quegli occhi magnetici che si stagliano dal bordo del berretto..

“Ay Elisaaaaa…Bienvenida!!” Sono felice di risentire quella voce, ma soprattutto di oltrepassare quel cancello circondata dai cani che mi fanno festa e mi accompagnano, l’aria nel patio sembra frizzante, allegra, giocosa, quasi elettrica! Vedo Nazareno seduto infondo ma lascia spazio al nostro incontro, un forte e lungo abbraccio, un abbraccio nuovo ma conosciuto nello stesso tempo, ma soprattutto una comunicazione flashiante delle nostre energie.

Mette la mano al petto e sulla schiena “Cuantas emociones..” Non è servito dire altro…anzi forse la cosa più sensata di quel momento è stata detta: “Vieni a sederti Elisa, il mate cocido è pronto”.

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L’arte di “Caer”

C’è un’attività alquanto curiosa che hanno sviluppato i santiagueños, dalle mie osservazioni direi che si tratta di una vera e propria arte, ovvero l’arte di “caer” in casa di qualcuno. Non ho trovato una vera traduzione a questo verbo, potrebbe essere “capitare in casa di qualcuno” ma nella nostra cultura forse dovrei tradurre con “autoinvitarsi”! E’ una cosa comune infatti presentarsi a casa di qualcuno per l’ora di pranzo o cena e decidere di fermarsi chiedendo ingenuamente: “…Ehh… cosa ci sarebbe per pranzo?”

Lo fanno comunemente con parenti e amici, …e fin qui la cosa potrebbe anche essere compresa e normale, a quante di noi non è capitato di passare da un’amica e chiederle di mettere su una pasta perché avevamo voglia di parlare, o meglio ancora di passare a casa della mamma in orario sospetto con futili scuse…

Ma la cosa curiosa è che i santiagueños addirittura ti “mandano a caer” (che è ben diverso da quello che stiamo pensando tutti in questo momento 😀 ) ovvero ti mandano a casa di qualche loro amico o famigliare che tu non hai mai visto dicendoti: “presentati lì un giorno che vuoi tu per l’ora di pranzo vedrai che saranno felicissimi!”

Ed è proprio quello che mi sta succedendo in questo momento..sono giorni che un’amica insiste per “mandarmi a caer” a casa della sua famiglia, sebbene lei non ci sia e io della sua famiglia abbia visto si e no un paio di volte sua mamma..Non ho nemmeno uno straccio di numero per mandare un messaggino di whatsApp…Ora capite bene come questo letteralmente mandi a puttane i miei 36 anni di buona educazione e riservatezza insegnatami dai miei genitori! Dopo un mio: “No, te si fóra!” La sua insistenza mi sta facendo rivalutare la questione…ovvero, cara Elisa, vuoi abbracciare in pieno la cultura santiagueña?? Bene, mi sa proprio che anche tu dovrai “caer” a casa di qualcuno!! Ho pensato che cercherò comunque di preservare una parvenza di dignità non presentandomi a mani vuote ma, da buona veneta, con una bottiglia di vino. Ecco, ora esco a comprarlo…forse è meglio se prendo due bottiglie, una la apro qui a casa come aperitivo così mi sciolgo un po’!

PS Vi farò sapere il grado di vergogna che avrò provato.