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Reserva Forestal y Bombos legueros Mario Paz

Mario Paz è un artigiano molto rinomato nella costruzione di bombos legueros, raccontando di Santiago del Estero e del suo folklore, è una persona che assolutamente dovevo incontrare. Quello che tuttavia ha ulteriormente chiamato la mia attenzione è che da poco lui e la sua famiglia hanno istituito una Riserva Forestale per la preservazione del ceibo, che è l’albero con cui si costruisce la cassa di risonanza del bombo leguero.

Mario e Julia mi accolgono nella loro casa in Av. Colon, dove c’è anche il piccolo negozietto di bombos; si prende l’occorrente per il mate e ci mettiamo in macchina alla volta della Riserva, si trova ad una ventina di Km da Santiago città giusto il tempo per scambiare qualche chiacchiera e conoscerci meglio. Per la prima volta da quando mi trovo qui ho sentito parole come “consumo sostenibile”, “riciclo”, “raccolta differenziata”, … e parlarne mentre si passava davanti ad un campo pieno di rifiuti della periferia devo dire che mi ha fatto un certo effetto. La strada verso la coscienza del riciclo è ancora lunga ma l’impressione è che il primo passo sia stato fatto.

Il paesaggio fuori della capitale cambia rapidamente, dando spazio a terra, quebracho, i colori si mischiano tra i verde della natura, che in questo periodo ancora gode di qualche pioggia, e la terra marrone rossastro. Un chilometro di sterrata dalla strada principale e siamo arrivati. C’è un’umile casetta con un bel porticato sulla destra, davanti a noi il giardino, un grande algarrobo delimita maestosamente quello che durante le feste sarà sicuramente usato come patio…ovvero pista da ballo! Un po’ più in là un paio di hornos de barro (ovvero forni d’argilla) indispensabile nella succulenta cucina santiagueña.

Mario subito mi porta a fare un giro tra le sue piantine più giovani che cura con la dolcezza di un padre, ci raggiunge Victor, suo figlio che ci fa strada al taller, dove ogni giorno porta avanti il mestiere originario del padre, la costruzione del bombo leguero (vedi video). Mario però è impaziente, vuole portarmi a vedere la parte più bella della Reserva, ovvero il “percorso nel monte”. Il monte per i santiagueños è la campagna, e considerando che in passato gli inglesi hanno sterminato gli alberi per costruire le traversine della ferrovia tanto da provocare un cambiamento climatico, ci sono particolarmente affezionati. Ci troviamo a camminare in un boschetto dagli alberi bassi, foglie secche che scricchiolano, animaletti di vario genere che scappano alla nostra vista. Mario mi racconta la storia di ogni albero, le sue proprietà, fino a farmi raccogliere la corteccia di una pianta particolare perché una volta a casa mi potessi fare un tè.

Camminiamo in un tunnel di bambù, “Lì infondo c’è la Salamanca” mi sussurra all’orecchio…personalmente dopo aver ascoltato fiumi di chacareras e racconti di vario tipo su questa entità mistica e diabolica non vedevo l’ora di andarci vicino, e così fu!…ma questa è un’altra storia…curiosi!

 

Terminiamo in nostro giro, Julia ha preparato il mate, è passato un tortillero, seduti sotto a quel portico, tra il canto degli uccelli e il profumo delle foglie, mate e tortillas mi hanno portato alla pace dei sensi, mentre Mario e Julia mi raccontavano le loro avventure quando giravano per i festivals con bombos e figli al seguito. Era un fine giornata perfetto, ma ancora doveva venire il bello!!

Arrivano piano piano delle ragazzine a piedi, 7-10 anni, erano venute per la lezione di danza che un maestro dà gratuitamente a chi vive nei paraggi, nel giro di dieci minuti mi ritrovo a ballare con loro, mamme e ragazzine mi guardano strano.. “ma cosa ci fa qui una tana in mezzo alla campagna? ..e sa pure ballare il gato?” Julia e Mario ridevano, ma il folklore riunisce tutti e presto ci ritroviamo a parlare di Bassano del Grappa, di tango, empanadas, di facebook e mi guadagno pure un invito a cena!

INFORMAZIONI UTILI

La Reserva Mario Paz organizza due o tre eventi all’anno in occasione di feste folkloriche, si può essere informati attraverso la pagina facebook e il sito web. Trovandosi qualche giorno a Santiago consiglio vivamente di andarla a vedere, chiamando la famiglia Paz al numero telefonico che si trova nel sito, Mario e Julia saranno ben contenti di portarvici durante il loro giretto giornaliero.

Allo stato attuale non ci sono trasporti pubblici che arrivano alla Reserva, se si va in taxi per qualche evento particolare si può accordare con l’autista l’orario del rientro, oppure ci sarà sicuramente qualche santiagueño disposto a darvi un passaggio fino in città!

 

Come nasce un bombo leguero:

 

Fiesta de la abuela Carabajal, consigli pratici

Ferie solo a Ferragosto ma voglia di vacanza insolita? Magari immersa in un popolo dalla cultura millenaria, ma con la voglia di fare festa e ballare senza dover scalare chissà quale vulcano sudamericano o mangiare radici per una settimana? Fate un giro in Argentina e fate in modo di trovarvi a Santiago del Estero proprio a cavallo del secondo week end di agosto..festa assicurata, vacanza culturale salvata!

In questa settimana a La Banda, la città vicina a Santiago del Estero, si festeggia la fiesta de la abuela Carabajal. Per avere info sulla portata culturale dell’evento vi riporto qualche link: 1,  2, 3 e 4  ; qui vi dico solo che sarà una settimana a puro folklore santiagueño, a stretto contatto con un popolo che ha l’ospitalità nel sangue ed il cuore che batte al ritmo del bombo leguero.

Le informazioni tecniche sono queste:

  • Volo intercontinentale..sapete com’è agosto, prendetevi con tempo e riuscirete a spuntare delle tariffe di tutto rispetto.
  • Spostamento interno: ovviamente arriverete a Buenos Aires, se avete tempo gli spostamenti interni sebbene lunghi possono essere fatti comodamente in autobus, i “micro de larga distancia”, così vengono chiamati, partono dalla stazione di Retiro, lì potrete anche prenotare il vostro biglietto. Si tratta di pullman super confortevoli, io ho spesso viaggiato di notte per risparmiare il costo di una stanza, durata media del viaggio Buenos Aires- Santiago del Estero 12-13 ore, prenotate il servizio “cama” o “cama suite”, le migliori compagnie con cui viaggiare sono: Flechabus, Andesmar, Urquiza Dorado, Chevallier. Il biglietto deve essere comprato con qualche giorno di anticipo altrimenti rischierete di non trovare posto. Per chi non vuole aspettare e si può permettere dalle 100 alle 200€ in più dall’Aeroparque Newbery AerolineasArgentinas vola due volte al giorno a Santiago.
  • Alloggio: consiglio di alloggiare nella città di Santiago, ovvero dall’altra parte del fiume rispetto alla cittadina in cui ci sarà la festa, il motivo è principalmente “turistico” e di sicurezza, Santiago è molto carina, è bello passeggiare per il centro, in piazza Libertad ci sono sempre delle belle iniziative, spesso lezioni di folklore gratuite, lì c’è anche il CCB (Centro Cultural Bicentenario), il mercado Armonia, e nella vicina Avenida Roca vari ristorantini alla moda che piacciono molto a noi europei. In centro ci sono l’hotel Carlos V, Plaza3Apart, ma anche dei carini appartamenti in affitto su Airbnb a prezzi molto modici.
  • La festa: nel barrio de Los Lagos a La Banda la festa inizia già dal giovedì, nel patio de la abuela. Chiedete ad un taxi di portarvi nella “casa de la abuela Carabajal” non serviranno altri indirizzi. Li dal pomeriggio fino a notte inoltrata si susseguiranno i musicisti, c’è la possibilità di mangiare. Visitate il museo dedicato alla famiglia, una piccola stanzetta ma vedrete tutti i musicisti della famiglia che hanno fatto la storia del folklore. Ovviamente la festa non si ferma li ma ci sono un sacco di eventi collaterali e peñas, non mancate di andare una sera nella Peña “La Chacarera” ovvero la casa di Carlos Carabajal, durante i giorni della festa ogni sera uno dei suoi figli organizza la serata, fate in modo di essere li per le 23 altrimenti correte il rischio di restare fuori perché tutto pieno. Per essere aggiornati su tutti gli eventi in quei giorni comprate il quotidiano “El Liberal” e tenete sempre d’occhio l’agenda cultural nel sito www.pagodondenaci.blogspot.com.ar
  • La domenica pomeriggio: la domenica pomeriggio è il tripudio finale, nel pomeriggio tutta la famiglia Carabajal sale sul palco a cantare il suo repertorio, se non avete paura a stare in mezzo alla folla appostatevi presto sotto al palco, prometto che ne vale la pena! Subito dopo prendete un taxy e fatevi portare al Patio del Indio Froilan per terminare in bellezza tra la terra santiagueña questo evento unico nel suo genere.
  • Consigli sulla sicurezza: i santiagueños sono uno dei popoli più ospitali che io abbia mai conosciuto, questa festa però muove gente da tutto il paese, quindi nel mucchio ovviamente si trova di tutto. Consiglio di lasciare in albergo abbigliamento all’ultima moda e qualsiasi oggetto di valore, siate leggeri, portate i soldi giusti anche per fare qualche compera ma senza esagerare. Non camminate al di fuori delle strade adibite alla festa, si tratta comunque di una zona..diciamo particolare, quando decidete di rientrare assicuratevi di avere il numero di un taxi da chiamare oppure prendetene uno sulla strada principale.
  • Scarpe: il folklore, la chacarera è una danza che si balla sulla terra, il patio santiagueño è di terra, il patio di Froilan è di terra, considerate che al vostro rientro le vostre scarpe saranno del colore della terra, se poi vi troverete terra anche tra i denti e le narici significa che vi sarete divertiti alla grande!
Se volete aiuto personalizzato per la preparazione del vostro viaggio scrivetemi qui o qui!

Una tana alla fiesta de la abuela Carabajal

Il day after del fine settimana de la abuela Carabajal per me è oggi, oggi si spengono le luci dei riflettori, oggi si riprende, oggi si riflette. Personalmente posso dire di guardare a questa settimana passata come ad una delle più felici chi io possa ricordare.. indipendentemente dal folklore o dalla musica, quella sensazione di trovarsi esattamente dove si vuole stare in quell’istante, e poter sorridere e gioire della vita senza se e senza ma. Già lo sapevo che poi tutto sarebbe ripreso, che quella era una pausa dalla quotidianità, ma quei giorni no, quei giorni sono stati di una felicità fino alle lacrime e me ne sono accorta giusto mentre camminavo sotto ad un caldissimo sole primaverile su una strada di terra polverosa, in cui quasi ogni albero, canale, o vietta era stata cantata in una chacarera, o in una vidala..

Tutte le persone che ho incontrato, e che ovviamente si meravigliavano di vedere una “tana” caduta lì da quelle parti, mi hanno detto la stessa cosa: “Esta es una fiesta unica!” e presto mi sono accorta che avevano ragione, non tanto perché poteva essere una grande e bella festa, ma proprio per il vero significato della parola “unica”, unica nel suo genere.

Nel patio de la abuela Carabajal, nel quartiere di Los Lagos a La Banda iniziano ad arrivare i primi membri della famiglia già dal mercoledì, l’aria è carica e vivace, come il fuoco scoppiettante che cucinerà asado per giorni..i primi baracchini iniziano a vedersi intorno alla casa e lungo la via, degli operai lavorano per tirare su un palco, dopo la ventesima persona che mi veniva presentata con cognome Carabajal nel giro di 20 minuti la mia memoria fotografica aveva iniziato a fare cilecca perciò nel dubbio ogni volta che baciavo per il classico saluto dicevo pure il mio nome…tanto che ovviamente sti santiagueños hanno iniziato a prendermi in giro dicendomi: “dieci minuti fa ti sei presentata al mio gemello” che ovviamente era la stessa persona…

Il patio era gremito di gente, parenti, turisti, giornalisti, curiosi; già dal primo pomeriggio nel piccolo palchetto partiva il rasgueo della chitarra, per finire…ehmm… non si sa quando, ammetto di non essere mai arrivata alla fine!

La festa si consumava lì e tutto intorno, nei vari club e peñas della città, grandi nomi di artisti si susseguivano sul palco fino al mattino, i locali erano pieni, pullman da tutto il paese arrivavano per l’occasione.

Tutto prosegue così fino alla domenica, quando sul palco esterno sale buona parte della famiglia Carabajal a cantare davanti a un pubblico in delirio i loro successi, canzoni che hanno fatto la storia della musica popolare argentina, che hanno segnato epoche, che hanno accompagnato non solo feste ma anche i momenti di grande nostalgia della propria terra.

Ma quello di cui voglio parlare, al di là di musica e danza è dell’aver avuto la grande possibilità di conoscere una famiglia, una famiglia numerosa a cui non è mai mancato un attimo il sorriso ed uno sbellicato senso dell’umorismo. Un’accoglienza senza eguali nel senso che nemmeno ti facevano sentire un ospite ma piuttosto uno dei tanti amici, vicini, che circolavano intorno, in una grande casa, la casa di Carlos Carabajal, che di notte diventa una peña e di giorno torna ad essere una casa.

Nel quartiere de Los Lagos invece il patio è molto più grande della casa stessa ed il backstage del palchetto è una umile cucina con la tavola sempre apparecchiata, dei mobiletti da cui esce sempre qualche dolcetto ed una signora che ti racconta aneddoti di vita degli ultimi 60 anni.

Più di tutto sono grata a questa famiglia per avermi permesso per qualche giorno di scorrere nel flusso della loro vita e della loro quotidianità, con un sorriso, un mate, offrendomi una sedia…anche prendendomi un po’ in giro quando non capivo le loro battute. Sono stati giorni felici questi di pieno allenamento santiagueño!

E poi c’è lui, lui che non appena sentiva un po’ di chiacchere iniziava a canticchiare “..fue mucho mi penar andando lejos del pago” In realtà è stato questo che mi ha fatto fare un ulteriore passo dentro a questa “santiagueñidad”..Quante volte avrò ascoltato quella chacarera e ripetuto quella frase ma solo in questi giorni ne ho colto veramente l’essenza, grazie a Vitillo, il pappagallo della famiglia di Carlos Carabajal.. ho davvero capito il reale significato di “Entre a mi pago sin golpear”.

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Vitillo

 

Il ritorno dal maestro

Re-encuentro

Ero molto nervosa quando ho preso il taxy che mi avrebbe portato in quel quartiere a sud di Santiago..sì è vero c’ero già stata tante volte, per un mese avevo frequentato quel patio quasi tutte le sere, ma ora non sò era diverso, io ero diversa.

Se prima c’era curiosità, avventura, troppa fretta e voglia di saggezza in tempi brevi, tutto questo ora aveva lasciato spazio più ad un senso di consapevolezza, una sorta di accettazione nel rispondere ad una forza che chiamava prepotentemente. Non lo so ancora lo scopo di questa forza, dove mi potrebbe portare e soprattutto SE mi porterà da qualche parte, però ero lì, ero tornata, di nuovo in quel rituale del viaggio in taxy attraverso le umili case santiagueñas..

Avevo potuto già ricevere un suo messaggio vocale registrato dal figlio, lo so che mi aspettavano, sua moglie mi aveva invitata con un messaggio denso di emoticons per il mate cocido il giorno stesso del mio arrivo a Santiago, frastornata com’ero dalla caotica Buenos Aires. Ma io continuavo ad essere nervosa, nonostante già percepissi la loro vicinanza ancora quando stavo in Italia.

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Il taxy si ferma giusto davanti a quella casetta rossa in angolo, le solite iniziali sul cancello “J S”. Non faccio in tempo a respirare che già lo scorgo infondo al patio, nel suo maglione di lana operata, barba bianca e pelle scura a contrasto, incorniciano quegli occhi magnetici che si stagliano dal bordo del berretto..

“Ay Elisaaaaa…Bienvenida!!” Sono felice di risentire quella voce, ma soprattutto di oltrepassare quel cancello circondata dai cani che mi fanno festa e mi accompagnano, l’aria nel patio sembra frizzante, allegra, giocosa, quasi elettrica! Vedo Nazareno seduto infondo ma lascia spazio al nostro incontro, un forte e lungo abbraccio, un abbraccio nuovo ma conosciuto nello stesso tempo, ma soprattutto una comunicazione flashiante delle nostre energie.

Mette la mano al petto e sulla schiena “Cuantas emociones..” Non è servito dire altro…anzi forse la cosa più sensata di quel momento è stata detta: “Vieni a sederti Elisa, il mate cocido è pronto”.

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L’arte di “Caer”

C’è un’attività alquanto curiosa che hanno sviluppato i santiagueños, dalle mie osservazioni direi che si tratta di una vera e propria arte, ovvero l’arte di “caer” in casa di qualcuno. Non ho trovato una vera traduzione a questo verbo, potrebbe essere “capitare in casa di qualcuno” ma nella nostra cultura forse dovrei tradurre con “autoinvitarsi”! E’ una cosa comune infatti presentarsi a casa di qualcuno per l’ora di pranzo o cena e decidere di fermarsi chiedendo ingenuamente: “…Ehh… cosa ci sarebbe per pranzo?”

Lo fanno comunemente con parenti e amici, …e fin qui la cosa potrebbe anche essere compresa e normale, a quante di noi non è capitato di passare da un’amica e chiederle di mettere su una pasta perché avevamo voglia di parlare, o meglio ancora di passare a casa della mamma in orario sospetto con futili scuse…

Ma la cosa curiosa è che i santiagueños addirittura ti “mandano a caer” (che è ben diverso da quello che stiamo pensando tutti in questo momento 😀 ) ovvero ti mandano a casa di qualche loro amico o famigliare che tu non hai mai visto dicendoti: “presentati lì un giorno che vuoi tu per l’ora di pranzo vedrai che saranno felicissimi!”

Ed è proprio quello che mi sta succedendo in questo momento..sono giorni che un’amica insiste per “mandarmi a caer” a casa della sua famiglia, sebbene lei non ci sia e io della sua famiglia abbia visto si e no un paio di volte sua mamma..Non ho nemmeno uno straccio di numero per mandare un messaggino di whatsApp…Ora capite bene come questo letteralmente mandi a puttane i miei 36 anni di buona educazione e riservatezza insegnatami dai miei genitori! Dopo un mio: “No, te si fóra!” La sua insistenza mi sta facendo rivalutare la questione…ovvero, cara Elisa, vuoi abbracciare in pieno la cultura santiagueña?? Bene, mi sa proprio che anche tu dovrai “caer” a casa di qualcuno!! Ho pensato che cercherò comunque di preservare una parvenza di dignità non presentandomi a mani vuote ma, da buona veneta, con una bottiglia di vino. Ecco, ora esco a comprarlo…forse è meglio se prendo due bottiglie, una la apro qui a casa come aperitivo così mi sciolgo un po’!

PS Vi farò sapere il grado di vergogna che avrò provato.

1′ Agosto, fermatevi un secondo e ringraziate la Pachamama

1 Agosto, giorno della Pachamama.

E’ forse uno dei festeggiamenti più popolari ed importanti dei popoli originari dell’America Latina. Si celebra la Madre Terra, “Pacha” che in aimara e quechua significa terra, mondo, universo.

Questa cerimonia ancestrale è tramandata dai popoli originari della Ande centrali, e si realizza attraverso un serie di offerte per festeggiare la natura protettiva e fertile della terra, tuttavia può variare a seconda della regione.

Nella provincia di Salta ad esempio la cerimonia è incentrata sul fatto che tutto ciò che esiste proviene dalla terra. E’ molto frequente inoltre che i salteños accendino una sorta di incenso per allontanare i possibili mali che si possano essere fermati in casa durante l’anno.

Nella provincia di Jujuy invece, si scava un buco nella terra attraverso il quale le si da cibo e bevande. Si offrono foglie di coca, chicha, alcohol, sigarette, dopodiché si chiude il buco e tutti i presenti si prendono per mano per esaltare il loro spirito di fratellanza che regna sovrano e danzano al suono della caja, dei flauti e cantano strofe.

In ogni caso tutti i riti sono sempre celebrati dagli anziani della comunità.

La fede nella Pachamama convive comunque con il cristianesimo. La contaminazione tra le credenze popolari e la fede religiosa caratterizza tutto il Sud America, per esempio in Bolivia la Pachamama è identificata con la Vergine di Copacabana a La Paz, in Perù la Pachamama è identificata con la Vergine della Candelaria.

Al di là di questi riti ancestrali e così importanti per i popoli nativi, credo che un momento di “ringraziamento” per il presente non sia affatto banale, anzi forse ci potrebbe aiutare a trovare un momento di riequilibrio in questa folle corsa che a volte ci impone il sistema.

 

Oggi, qui nel cuore di San Telmo, in una capitale che non si ferma mai e dove convivono situazioni di drammatica marginalità vicino ai lussuosi palazzi del centro, anche noi, a modo nostro abbiamo ringraziato la Pachamama. Bevendo la classica caña con ruda, celebrando l’amicizia, l’amore, la musica, e le strane forze dell’universo (o della Pacha) che ci hanno fatti incontrare!

 

Fonte: La Nacion

Foto in evidenza: Celebrando la Pachamama a Jujuy

 

 

Marciare a Buenos Aires, il potere della massa

Ci sono vari riti di passaggio per connettersi con la realtà…il bagno “purificatore” nel Rio Dulce a Santiago, scegliere se tifi River o Boca indipendentemente a dove ti trovi, partecipare ad una marcia se sei a Buenos Aires..

E’ il 24 marzo, Día Nacional de la Memoria por la Verdad y la Justicia, in cui si commemora l’anniversario del colpo di stato del 1976, lo ricorderò come il giorno della mia prima marcia.

Continua a leggere “Marciare a Buenos Aires, il potere della massa”

Grazie Andrés!

29 maggio 1876 – 29 maggio 2017
Da settimane passavo davanti a quella casa, si intuiva che un tempo doveva essere molto bella.. ad accompagnare la grande porta in legno, due finestre, alte, a forma di arco. I muri bianchi che ancora splendevano sotto il sole di Santiago, erano interrotti da cornici di colore rosa antico che davano un tocco di eleganza alla facciata. Al piano superiore ci doveva essere sicuramente una terrazza, lo intuivo dal parapetto puntellato di colonne bianche e un ampio rosone centrale..
Passandoci davanti coglievo sempre la tristezza della caducità delle cose, i calcinacci scrostati che facevano intravedere i mattoni rossi mi facevano pensare ad un vecchietto che cerca di rialzarsi dopo una rovinosa caduta. Una sera finalmente mi fermo, volevo cercare di leggere tutte quelle targhe che però erano collocate all’entrata, dentro alla cancellata.. riesco a decifrare, improvvisamente la coca cola mi va di traverso. Non potevo credere a quanto leggevo…“Elisa ma quando caxxx imparerai ad aprire quegli occhi per guardare ma soprattutto per vedere??!!”04032017-20170304_144227
Mi trovavo davanti alla casa di Andrés Chazarreta, musicista, ricordato soprattutto perché è stato colui che dopo aver investigato per anni sulla musica popolare argentina, insieme al Conjunto de Arte Nativo, l’ha portata a far conoscere a tutto il Paese. La rappresentazione al teatro Politeama di Buenos Aires è stata storica, doveva fare solo 3 funzioni, ma il pubblico, che al tempo era avezzo ad ascoltare jazz e fox-trot, è andato letteralmente in visibilio davanti a chacarera, gato, escondido, zamba,…e alla fine le funzioni furono ben 90!
Caro Andrés, oggi, 29 maggio, è il tuo compleanno, grazie al tuo lavoro la musica popolare è diventata di dominio di tutto il paese che la riconosce come sua identità,
oggi grazie a te ed in memoria a te, in Argentina si festeggia il 
Dìa del Folclorista”!

CHAZARRETA y su hija Ana Mercedes
Andrés Chazzareta con sua figlia Anita. Foto credit: andreschazarreta.blogspot.it

Bassano del Grappa y Santiago del Estero non sono mai stati così vicini!

“Quando desideri una cosa, tutto l’universo trama affinchè tu possa realizzarla!”

Sono andata fino a Santiago del Estero per respirare a pieni polmoni il profumo della chacarera, da cui sono stata inebriata e rapita, ma un mio sogno era anche quello di portare qui, a Bassano, un po’ di quel profumo!!
Lo desideravo tanto ed improvvisamente è successo!
Tra le splendide persone che ho incontrato nel mio cammino Cynthia Fattori ha lasciato il segno, con lei ho approfondito la danza non solo nelle nozioni tecniche ma anche e soprattutto nella sua essenza e nel suo lato umano.
Ed improvvisamente succede che “i tedeschi” si sbagliano nella prenotazione delle sale per il suo workshop, lei si trova con un week end libero nel suo giro in Europa e mi chiama per venirmi a trovare!
Un intero week end libero..questo è un segno!! Che sia arrivato il momento di portare un pò di chacarera “bien santiagueña” a Bassano?!” Il tempo è poco ma subito contatto Francesca e Leonardo..visto che quando si parla di passioni ci capiamo!

Chacarera è cultura, è storia, è sentimento.. è quotidianità della gente, è un qualcosa di così sacro per i santiagueños che deve essere trattato con rispetto e valorizzato come merita! E questo è il mio omaggio per loro!

Può essere stata una scelta controcorrente proporre ben due giorni di seminario per un “avvicinamento” a questa danza?? Io sono sicura di no, anzi sono sicura che chi parteciperà ne resterà stupito…chissà forse pure un po’ perplesso nei confronti di chi cerca di insegnarla con una lezione.

Non mi stancherò mai di dirlo ragazzi, abbiate il coraggio di voler scoprire la chacarera fino in fondo, concedetevi il lusso di lasciarvi andare, non vi succederà nulla di male, questo ve lo prometto :-)!

Il seminario, il cui link all’evento lo trovate qui, è già sold out con una settimana d’anticipo e questo devo dire mi fa davvero piacere…però c’è un momento molto particolare a cui invito tutti, soprattutto i curiosi e gli scettici..domenica dalle 17.00 circa ci sarà una “charla” con Cynthia, un’occasione per farci raccontare un pò di folklore, soprattutto di chacarera, direttamente da chi l’ha vissuto fin dall’infanzia. A seguire milonga con qualche sana incursione di folklore e ….una sorpresa ;-)! L’evento lo trovate qui.

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Los Saavedra, un assaggio

Questo articolo sarà breve..

Sabato 22 aprile si celebrava la giornata mondiale della terra, chiaramente in una città come Santiago la cosa è decisamente molto sentita!

La sera si è presentato il gruppo Riendas Libres, di cui ho già parlato  qui ed in questo contesto si sono riuniti molti vecchi amici, tra cui la famiglia Saavedra. Juan, Sandra, i loro figli Yago, Jesus, Nazareno ed un paio di altri integranti.

Il giorno seguente, nel patio del indio Froilan invece si viveva un “dìa nativo” ovvero una riscoperta, valorizzazione, ma anche una presa di coscienza delle problematiche dei popoli nativi.

Questo è un estratto dello spettacolo della famiglia Saavedra ripreso da Revolucion-Arte

Queste alcune foto della domenica di Paula Antumalen Vega