Festival de Doma y Folklore

Gauchos (quelli veri) e musica a full.

C’è una premessa che devo per forza fare, perché è la cosa che mi ha più mosso emozionalmente..

Indipendentemente una persona sia d’accordo o meno con la doma, ho avuto la possibilità di vedere da vicino questa pratica, di palpare nello sguardo di jinetes e gauchos la serietà e l’importanza che rappresenta per loro, di come la sentano come orgoglio di “essere argentino” ma soprattutto come “orgoglio di gaucho”. Mentre ero appostata a bordo campo con la macchina fotografica tra i vari giornalisti, un’espressione mi è uscita più volte, senza rendermene conto, e con le persone intorno che mi guardavano stranite.. “Questi qua c’hanno veramente i coglioni!”

Il cavallo più nervoso, più difficile, più selvaggio, che si alzava a due zampe, spesso cadendo, il jinete ci stava sopra, ci si aggrappava con un tal coraggio e anche dopo la più paurosa delle cadute dei due insieme, quando dici tra te e te “è rimasto a terra e non si alza più”.. no, si alza il cavallo e lui è ancora li aggrappato!

 

Il Festival

Man mano che viaggio tra i vari Festivals di Folklore mi rendo conto che ognuno ha il suo focus e la sua anima, può piacere o non piacere, ma il Festival de Doma y Folklore ha carattere da vendere e quest’anno ha ricevuto la distinzione “Marca Pais”, come simbolo di identità, cultura e tradizione argentina.

Tutto ha iniziato 53 anni fa, quando 20 scuole delle località di Jesus Maria e Colonia Caroya, hanno deciso di raccogliere fondi per le loro attività, organizzando un festival in cui fossero presenti due cose tanto care agli argentini del luogo: la doma e la musica folklorica.

Il Festival dura 12 notti, 12 notti di “argentinidad” (così le chiamano), che si svolgono dentro e fuori ad uno stadio la cui struttura è stata creata appositamente per il festival e che arriva ad ospitare fino a 27.000 persone.

Ogni giorno, durante il festival c’è un’attività pomeridiana al campo lungo il fiume, al lato dello stadio. Dalle 19:00 invece inizia la doma, chiamata Jineteada. Los Jinetes, ovvero i domatori, rappresentano tutte le provincie dell’Argentina, comprese alcune nazioni limitrofe, si allenano tutto l’anno per arrivare preparati a questo festival, che per quando riguarda la doma è il più prestigioso dell’Argentina.

Ci sono tre diversi tipi di doma: Basto, Gurupa, Crina, dipende dagli “accessori o strumenti di lavoro”. Il tempo di doma dura 12 secondi, dopodichè il jinetede, se è resistito sopra al cavallo (il che significa che raggiunge un punteggio molto alto) viene prelevato a braccio dal cavallo da due “apadrinadores”.

Ma tutto quello che sta intorno è una sorta di rituale in cui ognuno ha il suo ruolo, chi porta il cavallo da domare, chi lo riceve e lo assicura al palo, i giudici ovviamente, gli apadrinadores, chi raccoglie i vari strumenti di doma che si perdono durante il lavoro, il medico. Tutto questo è annunciato commentato per il pubblico da un conduttore accompagnato da un payador. Il payador è una figura che ho conosciuto per la prima volta in questo festival, credo racchiuda in sé l’”argentinità” all’ennesima potenza, egli con la sua chitarra accompagna il conduttore recitando in rime tutto quello che succede.

Alternati ai momenti di doma ci sono dei momenti di musica o balletto, artisti tra i più quotati si sussueguono sul palco a partire dalle 21.00, intorno alle 23:00 c’è l’ultimo momento di doma, in genere poi si continua con un balletto che occupa tutto il campo.

Una cosa molto suggestiva è la esibizione di “tropilla”, ovvero ogni gaucho conduce una “yegua madrina” che tutti gli altri cavalli seguono.

Verso la mezzanotte finalmente si aprono i cancelli del campo e tutta la gente dunque può avvicinarsi un po’ di più al palco per vedere i due concerti principali un po’ più da vicino.

Allo stato attuale ci sono idee discordanti sulla doma, sebbene molti argentini ci siano molto legati e la sentano come parte delle loro radici, dall’altro lato ci sono molte persone che protestano in quanto sarebbe una pratica non più necessaria, che provoca stress agli animali, nei peggiori dei casi infortuni. Contemporaneamente gli infortuni dei jinetes sono all’ordine del giorno, ma questo non sembra scoraggiarli.

 

Informazioni utili

Il festival di Jesus Maria ha l’organizzazione più puntuale che io abbia visto in Argentina, ovviamente arrivando ad accogliere nello stadio oltre 25.000 persone questo è indispensabile. E’ importante sapere tuttavia che viene dato molto spazio alla parte di doma e mentre si canta dal vivo lo spazio per ballare è davvero molto angusto e inesistente, diciamo che non è un festival a cui la gente va per ballare.

Sicuramente per vedere un spaccato di “argentinità” indipendentemente da canto o ballo è il più azzeccato.

Tenete conto che Jesus Maria ha una ricettività limitata perciò bisogna organizzarsi in tempo per prenotare una camera, per chi invece decide di pernottare fuori e raggiungere Jesus Maria per la serata attenzione: le strade iniziano a collassare dalle 19:00, anche prima quando canta un artista molto quotato e la fila per comprare il biglietto può durare anche 2-3 ore. Dal sito tuttavia si possono comprare on line.

Se pensate di passare qualche serata a Jesus Maria per il festival scrivetemi qui per info più specifiche.

Ecco qui una ripresa di parte della jineteada e l’inizio del concerto de Los Huayra ed una minigallery del festival

 

 

 

 

 

Festival de La Chacarera – Il folklore formato famiglia

Il Festival de la chacarera, ideato dai fratelli Agustin y Carlos Carabajal è nel 2018 alla sua 47ma edizione. Tra tutti i festival che ho visto posso dire che se dovessi trovargli un aggettivo questo sarebbe “famigliare”. Non aspettatevi però di vedere i gonfiabili come succede dalle nostre parti. I bambini sono fans del folklore tanto quanto gli adolescenti, i genitori e i nonni, aspettatevi invece di vederli a cavalcioni del papà in prima fila davanti alle transenne, cantando a squarciagola i classici dell’artista di punta. Inoltre gli orari sono santiagueños, ovvero dalla mezzanotte alle sette di mattina, e se il giorno dopo si deve lavorare, beh vorrà dire che si va in ufficio direttamente!

Quando dico famigliare mi riferisco all’atmosfera, molti si portano sottobraccio la propria sdraio e tavolino, quasi a fare un pic-nic. Sul palco si susseguono artisti emergenti del folklore argentino, giovani, compagnie di danza, gruppi legati a festività tradizionali, e ogni sera due artisti riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

La prima notte si è rivissuta una festa pagano-religiosa molto cara ai santiagueños, quella di San Esteban, l’artista di punta era Raly Barrionuevo, un musicista che ha avvicinato al folklore argentino molti giovani, le sue musiche hanno delle moderne sfumature romantiche ma senza mai distaccarsi dalla tradizione.

La seconda notte si è rivissuto il carnevale della puna, già dal pomeriggio il centro di Santiago è stato invaso da molti diablitos jujeños, che poi hanno animato tutta la notte a ritmo di carnavalito, con schiuma, pittura e farina. Nestor Garnica ha incendiato il ballo con chacarera e zamba e già quasi all’alba sono saliti sul palco El Vislumbre del Esteko, un gruppo santiagueño emergente, dallo stile molto originale, chacarera con chitarra elettrica e la voce rock di Santiago Suarez.

L’ultima notte è stata forse la più emozionante, Elpidio Herrera e la sua sachaguitarra ha riportato tutti ai suoni delle origini, Cuti y Roberto Carabajal dopo trent’anni di successi annunciano il loro prossimo scioglimento tra le lacrime di chi è cresciuto con la loro musica. Alla fine il Duo Coplanacu ha fatto ballare e saltare tutti, per la prima volta ho visto un gruppo richiamato sul palco per ben tre volte!

Informazioni Utili

Il Festival avviene sempre il primo fine settimana di gennaio, in genere dal giovedi al sabato.

Le entrate si comprano presso la discheria Pago Donde Nacì, in pieno centro, c’è sempre una promozione se si comprano le tre entrate insieme.

In genere il festival inizia prima della mezzanotte, ma il mio consiglio è di non arrivare prima dell’una, è in quel momento infatti che inizia il clou. All’interno dell’evento ci sono varie opzioni per mangiare e bere, attenzione però, non sempre i prezzi sono uguali in tutti i kioschi, perciò un giretto prima di decidere in quale comprare lo consiglierei sempre. Il festival in genere termina quando il sole è già spuntato, verso le 7:00, ma se nel frattempo avete stretto conoscenza con qualcuno e avete voglia di seguire la movida, tenete le orecchie all’erta perché c’è sempre qualche “guitarreada” per chi non è ancora stanco.

Non sfidate le temperature di Santiago andando in giro dopo le 14:00, la città si spegne e va a fare la siesta, consiglio vivamente di sperimentare questa bella pratica, vi darà la carica per affrontare la nottata.

Dalle 19:00 andate a farvi un giretto nella Plaza Libertad di Santiago, è il momento in cui la città si rianima dopo la siesta e c’è sempre qualche attività legata al festival.

Cibo. Se volete qualcosa di ben autoctono andate a pranzare al secondo piano del Mercado Armonia, cibo buono, tipico, ambiente semplice ma molto ospitale, super economico! Attenzione però, anche questo alle 14:00 chiude!

Reserva Forestal y Bombos legueros Mario Paz

Mario Paz è un artigiano molto rinomato nella costruzione di bombos legueros, raccontando di Santiago del Estero e del suo folklore, è una persona che assolutamente dovevo incontrare. Quello che tuttavia ha ulteriormente chiamato la mia attenzione è che da poco lui e la sua famiglia hanno istituito una Riserva Forestale per la preservazione del ceibo, che è l’albero con cui si costruisce la cassa di risonanza del bombo leguero.

Mario e Julia mi accolgono nella loro casa in Av. Colon, dove c’è anche il piccolo negozietto di bombos; si prende l’occorrente per il mate e ci mettiamo in macchina alla volta della Riserva, si trova ad una ventina di Km da Santiago città giusto il tempo per scambiare qualche chiacchiera e conoscerci meglio. Per la prima volta da quando mi trovo qui ho sentito parole come “consumo sostenibile”, “riciclo”, “raccolta differenziata”, … e parlarne mentre si passava davanti ad un campo pieno di rifiuti della periferia devo dire che mi ha fatto un certo effetto. La strada verso la coscienza del riciclo è ancora lunga ma l’impressione è che il primo passo sia stato fatto.

Il paesaggio fuori della capitale cambia rapidamente, dando spazio a terra, quebracho, i colori si mischiano tra i verde della natura, che in questo periodo ancora gode di qualche pioggia, e la terra marrone rossastro. Un chilometro di sterrata dalla strada principale e siamo arrivati. C’è un’umile casetta con un bel porticato sulla destra, davanti a noi il giardino, un grande algarrobo delimita maestosamente quello che durante le feste sarà sicuramente usato come patio…ovvero pista da ballo! Un po’ più in là un paio di hornos de barro (ovvero forni d’argilla) indispensabile nella succulenta cucina santiagueña.

Mario subito mi porta a fare un giro tra le sue piantine più giovani che cura con la dolcezza di un padre, ci raggiunge Victor, suo figlio che ci fa strada al taller, dove ogni giorno porta avanti il mestiere originario del padre, la costruzione del bombo leguero (vedi video). Mario però è impaziente, vuole portarmi a vedere la parte più bella della Reserva, ovvero il “percorso nel monte”. Il monte per i santiagueños è la campagna, e considerando che in passato gli inglesi hanno sterminato gli alberi per costruire le traversine della ferrovia tanto da provocare un cambiamento climatico, ci sono particolarmente affezionati. Ci troviamo a camminare in un boschetto dagli alberi bassi, foglie secche che scricchiolano, animaletti di vario genere che scappano alla nostra vista. Mario mi racconta la storia di ogni albero, le sue proprietà, fino a farmi raccogliere la corteccia di una pianta particolare perché una volta a casa mi potessi fare un tè.

Camminiamo in un tunnel di bambù, “Lì infondo c’è la Salamanca” mi sussurra all’orecchio…personalmente dopo aver ascoltato fiumi di chacareras e racconti di vario tipo su questa entità mistica e diabolica non vedevo l’ora di andarci vicino, e così fu!…ma questa è un’altra storia…curiosi!

 

Terminiamo in nostro giro, Julia ha preparato il mate, è passato un tortillero, seduti sotto a quel portico, tra il canto degli uccelli e il profumo delle foglie, mate e tortillas mi hanno portato alla pace dei sensi, mentre Mario e Julia mi raccontavano le loro avventure quando giravano per i festivals con bombos e figli al seguito. Era un fine giornata perfetto, ma ancora doveva venire il bello!!

Arrivano piano piano delle ragazzine a piedi, 7-10 anni, erano venute per la lezione di danza che un maestro dà gratuitamente a chi vive nei paraggi, nel giro di dieci minuti mi ritrovo a ballare con loro, mamme e ragazzine mi guardano strano.. “ma cosa ci fa qui una tana in mezzo alla campagna? ..e sa pure ballare il gato?” Julia e Mario ridevano, ma il folklore riunisce tutti e presto ci ritroviamo a parlare di Bassano del Grappa, di tango, empanadas, di facebook e mi guadagno pure un invito a cena!

INFORMAZIONI UTILI

La Reserva Mario Paz organizza due o tre eventi all’anno in occasione di feste folkloriche, si può essere informati attraverso la pagina facebook e il sito web. Trovandosi qualche giorno a Santiago consiglio vivamente di andarla a vedere, chiamando la famiglia Paz al numero telefonico che si trova nel sito, Mario e Julia saranno ben contenti di portarvici durante il loro giretto giornaliero.

Allo stato attuale non ci sono trasporti pubblici che arrivano alla Reserva, se si va in taxi per qualche evento particolare si può accordare con l’autista l’orario del rientro, oppure ci sarà sicuramente qualche santiagueño disposto a darvi un passaggio fino in città!

 

Come nasce un bombo leguero:

 

Fiesta de la abuela Carabajal, consigli pratici

Ferie solo a Ferragosto ma voglia di vacanza insolita? Magari immersa in un popolo dalla cultura millenaria, ma con la voglia di fare festa e ballare senza dover scalare chissà quale vulcano sudamericano o mangiare radici per una settimana? Fate un giro in Argentina e fate in modo di trovarvi a Santiago del Estero proprio a cavallo del secondo week end di agosto..festa assicurata, vacanza culturale salvata!

In questa settimana a La Banda, la città vicina a Santiago del Estero, si festeggia la fiesta de la abuela Carabajal. Per avere info sulla portata culturale dell’evento vi riporto qualche link: 1,  2, 3 e 4  ; qui vi dico solo che sarà una settimana a puro folklore santiagueño, a stretto contatto con un popolo che ha l’ospitalità nel sangue ed il cuore che batte al ritmo del bombo leguero.

Le informazioni tecniche sono queste:

  • Volo intercontinentale..sapete com’è agosto, prendetevi con tempo e riuscirete a spuntare delle tariffe di tutto rispetto.
  • Spostamento interno: ovviamente arriverete a Buenos Aires, se avete tempo gli spostamenti interni sebbene lunghi possono essere fatti comodamente in autobus, i “micro de larga distancia”, così vengono chiamati, partono dalla stazione di Retiro, lì potrete anche prenotare il vostro biglietto. Si tratta di pullman super confortevoli, io ho spesso viaggiato di notte per risparmiare il costo di una stanza, durata media del viaggio Buenos Aires- Santiago del Estero 12-13 ore, prenotate il servizio “cama” o “cama suite”, le migliori compagnie con cui viaggiare sono: Flechabus, Andesmar, Urquiza Dorado, Chevallier. Il biglietto deve essere comprato con qualche giorno di anticipo altrimenti rischierete di non trovare posto. Per chi non vuole aspettare e si può permettere dalle 100 alle 200€ in più dall’Aeroparque Newbery AerolineasArgentinas vola due volte al giorno a Santiago.
  • Alloggio: consiglio di alloggiare nella città di Santiago, ovvero dall’altra parte del fiume rispetto alla cittadina in cui ci sarà la festa, il motivo è principalmente “turistico” e di sicurezza, Santiago è molto carina, è bello passeggiare per il centro, in piazza Libertad ci sono sempre delle belle iniziative, spesso lezioni di folklore gratuite, lì c’è anche il CCB (Centro Cultural Bicentenario), il mercado Armonia, e nella vicina Avenida Roca vari ristorantini alla moda che piacciono molto a noi europei. In centro ci sono l’hotel Carlos V, Plaza3Apart, ma anche dei carini appartamenti in affitto su Airbnb a prezzi molto modici.
  • La festa: nel barrio de Los Lagos a La Banda la festa inizia già dal giovedì, nel patio de la abuela. Chiedete ad un taxi di portarvi nella “casa de la abuela Carabajal” non serviranno altri indirizzi. Li dal pomeriggio fino a notte inoltrata si susseguiranno i musicisti, c’è la possibilità di mangiare. Visitate il museo dedicato alla famiglia, una piccola stanzetta ma vedrete tutti i musicisti della famiglia che hanno fatto la storia del folklore. Ovviamente la festa non si ferma li ma ci sono un sacco di eventi collaterali e peñas, non mancate di andare una sera nella Peña “La Chacarera” ovvero la casa di Carlos Carabajal, durante i giorni della festa ogni sera uno dei suoi figli organizza la serata, fate in modo di essere li per le 23 altrimenti correte il rischio di restare fuori perché tutto pieno. Per essere aggiornati su tutti gli eventi in quei giorni comprate il quotidiano “El Liberal” e tenete sempre d’occhio l’agenda cultural nel sito www.pagodondenaci.blogspot.com.ar
  • La domenica pomeriggio: la domenica pomeriggio è il tripudio finale, nel pomeriggio tutta la famiglia Carabajal sale sul palco a cantare il suo repertorio, se non avete paura a stare in mezzo alla folla appostatevi presto sotto al palco, prometto che ne vale la pena! Subito dopo prendete un taxy e fatevi portare al Patio del Indio Froilan per terminare in bellezza tra la terra santiagueña questo evento unico nel suo genere.
  • Consigli sulla sicurezza: i santiagueños sono uno dei popoli più ospitali che io abbia mai conosciuto, questa festa però muove gente da tutto il paese, quindi nel mucchio ovviamente si trova di tutto. Consiglio di lasciare in albergo abbigliamento all’ultima moda e qualsiasi oggetto di valore, siate leggeri, portate i soldi giusti anche per fare qualche compera ma senza esagerare. Non camminate al di fuori delle strade adibite alla festa, si tratta comunque di una zona..diciamo particolare, quando decidete di rientrare assicuratevi di avere il numero di un taxi da chiamare oppure prendetene uno sulla strada principale.
  • Scarpe: il folklore, la chacarera è una danza che si balla sulla terra, il patio santiagueño è di terra, il patio di Froilan è di terra, considerate che al vostro rientro le vostre scarpe saranno del colore della terra, se poi vi troverete terra anche tra i denti e le narici significa che vi sarete divertiti alla grande!
Se volete aiuto personalizzato per la preparazione del vostro viaggio scrivetemi qui o qui!