Notti di Salamanca, il folklore nel suo habitat naturale, tra la gente, con la gente, per la gente

Festival de La Salamanca 2018

C’è un festival nel folklore argentino, forse vorrei dire nel folklore argentino “underground”, dove nessuno si fa i pipponi se una danza rispetti i rigidi canoni tradizionali oppure no, non ci sono competizioni e rispettivi voti o vincitori.

C’è solo musica e danza al loro stato puro, persone che vogliono cantare e ballare, e un campo dove “jugar al carnaval” fino alle 7 del mattino, tanto con 30 gradi a mezzanotte chi dorme?

Nella città santiaguaña de La Banda, il primo fine settimana di febbraio, a partire dal giovedì, si incendia il fuoco del Festival della Salamanca.

UN PO DI STORIA

Il Festival de La Salamanca nasce da una idea di Edurado “Chaca” Carabajal nel 1991.

Eduardo “Chaca” Carabajal

Il proposito era quello di fare un festival santiagueño per il popolo santiagueño, Santiago capitale aveva già il suo Festival de la Chacarera, ne mancava uno per la città de La Banda, denominata anche “Cuna de Poetas y Cantores”, perché effettivamente buona parte di scrittori e musicisti popolari sono nati proprio da questo lato del Rio Dulce.

Moltissime persone collaboravano per dare il loro apporto alla buona riuscita dell’evento e per la prima edizione si affittarono 4000 sedie.

La Salamanca è una delle più famose leggende della provincia di Santiago del Estero, in onore ad essa è stato deciso di dare questo nome al festival, si dice che sia grazie alla Salamanca che questa terra sforna musicisti e ballerini dall’impressionante talento naturale (ma questa è un’altra storia e prometto di raccontarvela in uno dei prossimi articoli) .

Lo scenario di questo festival porta un nome molto importante, è dedicato al musicista santiagueño Jacinto Piedra.

Jacinto Piedra, insieme a Juan Saavedra e a Peteco Carabajal registrarono il disco Transimision Huahucke nel 1987 che è stato un punto di svolta nel folklore argentino e che ha definitivamente consacrato i tre artisti. Il trio si è sciolto giusto dopo quel primo e unico disco, tutto il pubblico si aspettava un ritorno ma le speranze sono svanite definitivamente quando nell’ottobre del 1990 Jacinto Piedra muore in un incidente. La sua figura era così amata dal pubblico che adesso intorno alla sua memoria aleggia un’aurea di mistica e santità..lo scenario del primo festival non poteva che essere dedicato a lui.

In quest’ultima edizione ho potuto conoscere Gregorio Cantos Gomez, suo figlio, che ha dedicato un omaggio al padre con gli altri integranti del trio e tutte le persone dell’epoca.

Dal 2001 l’organizzazione del Festival della Salamanca è demandata alla municipalità della città de La Banda, e negli ultimi anni si è sempre organizzato nel campo da calcio dello storico Club Sarmiento.

 

Durante le cinque notti del festival si susseguono musicisti di qualsiasi tipo, prevalentemente folklore, ma non mancano i grandi nomi della musica argentina in generale. Ogni sera ci sono 2-3 nomi forti tra musica e danza. I classici artisti santiagueños super conosciuti: Duo Coplanacu, Nestor Garnica, Horacio Banegas, Orellana Lucca, Peteco Carabajal, Raly Barrionuevo, Roxana Carabajal, il gruppo danza di Juan Saavedra, Cuti y Roberto.. Ma si dà anche molto spazio alle realtà giovani e meno conosciute a livello nazionale ma che piacciono tantissimo, come La Brasita de mi Chala, Riendas Libres, La Pesada Santiagueña, e soprattutto El Vislumbre del Esteko, che con la sua chacarera e guaracha con onda rock sta facendo impazzire i giovani. Tra i nomi di artisti “riempistadio” ci sono stati Ulises Bueno e Luciano Pereyra, cantanti che già si sono scostati dal folklore, Ulises è il re del quarteto (la tipica musica cordobese), Luciano Pereyra invece ha uno stile più melodico.

Un evento straordinario in questa edizione è stata anche la nuova riunione de La Juntada, ovvero tre musicisti tra i più rappresentativi di Santiago del Estero, Peteco Carabajal, il Duo Coplanacu e Raly Barrionuevo, sono tornati a riunirsi dopo 14 anni dal primo spettacolo che è rimasto nella memoria non solo dei santiagueños ma di tutti gli argentini.

Molte notti il festival registra il tutto esaurito, ovvero 30.000 persone stipate nel campo (astenersi claustrofobici) oltre a quelle che restano fuori senza biglietto. C’è da dire questo infatti, il Club Sarmiento è centrale alla città de La Banda, la musica arriva a decine di cuadre abitate ma nessuno pensa di lamentarsi, anzi sono tutti ben felici di poter ascoltare i concerti comodamente seduti davanti alla porta di casa.

Ho avuto la possibilità di vivere due anni consecutivi il Festival de La Salamanca, il primo da pubblico e il secondo con un pass da giornalista. Quello che ho visto, partendo dal campo tra la gente, fino all’organizzazione nel back stage, è un grande senso di appartenenza ed un grande sentimento di orgoglio nel sentire, organizzare, e “proteggere” il festival come una creatura propria. Quel primo proposito di un “festival di tutti e per tutti” è rimasto e l’ho colto nella gentilezza e disponibilità del team organizzatore; nel pubblico che è stato uno dei più eterogenei che io abbia visto, fino a tutte le persone dei koski a cui non è mai mancato il sorriso e una battuta al mio spagnolo-italiano.

Se dovessi descrivere con una frase questo festival direi che è l’esaltazione dell’ “idiosincracia santiagueña” ovvero dove si vede il popolo santiagueño in tutti i suoi lati distintivi: l’accoglienza, l’allegria, il talento, il saper vivere e godere in comunità, la felicità dello stare insieme. Il video seguente è un mio omaggio a questo meraviglioso popolo.

 

INFORMAZIONI UTILI

Il Festival de La Salamanca si svolge il primo fine settimana di febbraio, a partire dal giovedi sera. I biglietti si possono comprare presso l’ufficio della municipalità, seguire questo link, oppure presso la discheria Pago Donde Nacì, in av, Independencia a Santiago capitale. Per chi vuole entrare tutte le sere c’è sempre uno sconto comprando le 5 entrate anticipate. Sconsiglio di andare comprare i posti nella platea (o di comprarli solo se si teme la grande folla), si tratta di un gruppo di sedie che si collocano giusto davanti il palco scenico, però ci si trova a dover stare seduti perdendosi la possibilità di “vivere” il campo. Anche se non si sa ballare troverete sicuramente qualcuno che vi insegna a seguire qualche passo, non temete!

Alloggio.

Se siete lì solo per il festival vi consiglio di prenotare con largo anticipo l’hotel Maria’s a La Banda, è un hotel nuovo con piscina in cui soggiornano tutti gli artisti e molto vicino al Club Sarmiento. Se la vostra intenzione tuttavia è di vivere un po’ il luogo vi consiglio di soggiornare a Santiago capitale in uno degli hotel vicino alla plaza Libertad, un taxi fino a La Banda, ad oggi costa circa 120-150 pesos; vi fa scendere a pochi passi dal Club Sarmiento e all’uscita ne troverete altri allo stesso posto. Non incamminatevi fuori dal “cordone di sicurezza” creato appositamente intorno all’entrata.

Il week end del Festival, dalle 15:00 fino alle 20:00 si svolge la “Siesta Salamanquera” nel patio de la abuela Carabajal, ovvero nel famoso patio si susseguono musicisti, si può mangiare, ballare nel famosissimo patio di terra, è una bellissima situazione. Qualsiasi tassista conosce il patio de la abuela Carabajal e vi ci si saprà portare. Dal patio è decisamente sconsigliato incamminarsi da soli per strada, soprattutto se si è “visibilmente stranieri”, tenete con voi il numero di un taxi e chiamatelo quando volete rientrare.

Vi consiglio di comprare giornalmente una copia de La Banda Diario o de El Liberal per stare sempre informati sulla fervida attività di quei giorni.

ALTRI VIDEO

La Juntada en el Festival de La Salamanca

 

Los Tekis – prima notte del Festival de La Salamanca

El Vislumbre del Esteko – Chacarera e Guaracha

Omaggio a Jacinto Piedra, Juan Saavedra, Peteco Carabajal, Gregorio Cantos Gomez

 

 

Salta, il passaggio per il territorio andino

Salta è tra le città più visitate dell’Argentina, navigando in rete troverete di tutto su questo luogo, tuttavia confesso che non tutte le proposte mi trovano d’accordo. Non mi è mai piaciuto il turismo “mordi e fuggi” o piuttosto “scattafoto e fuggi” perciò quello che vi racconto qui è per chi ha voglia di “vivere” il luogo che visita.

Salta è una bellissima città, con ragione la chiamano anche “La Linda”, però come in tutte le città aperte al turismo, e porta per il territorio andino argentino, bisogna sapersi destreggiare.

 

La città

Salta conserva in ottimo stato un sacco di edifici coloniali, il mio consiglio è di percorrerla a piedi in lungo e in largo e con il naso all’insù, si scoprono degli scorci davvero interessanti. Setacciate le viuzze intorno alla plaza 9 de Julio e percorrete a piedi quelle dieci cuadre che dalla peatonal Florida vi portano in fondo alla calle Balcarce. Il centro è piccolino, un po’ trafficato, attenzione perché le auto non hanno pietà per i pedoni e gli autobus sfrecciano così adiacenti al marciapiedi che si rischia di essere portati via appesi al loro specchietto retrovisore.

Se vi piacciono i musei qui ne avete per tutti i gusti e inseriti in altrettanto meravigliosi contesti architettonici.

Il teleferico che porta al cerro San Bernardo è una bella occasione per vedere la città dall’alto, sulla cima a parte scattare fotografie non c’è molto altro, però se la giornata è bella e magari con la luce del tramonto, si gode di una splendida vista sulla città e le prime alture della cordigliera delle Ande.

 

Escursioni

I vari uffici turistici propongono qualsiasi tipo di escursione da Salta, come già detto un turismo mordi e fuggi fermandosi 30 minuti in ogni centro e macinando km dalla mattina presto in autobus, non rientra nei miei piani.

Da Salta vale la pena fare l’escursione che ti porta nella valle Calchaquì se proprio non avete tempo per fermarvi lì un notte, per quanto riguarda invece l’escursione alla Salinas Grande, a Humahuaca, al Tren a las Nubes vi consiglio vivamente di considerare di fermarvi un paio di notti in uno dei tranquilli paeselli della Quebrada. Da lì tutto sarà più comodo e avrete tempo di respirare con tranquillità ad ogni fermata.

Non dimenticate che Salta è situata a poco più di 1100 mt sul livello del mare, per arrivare alle saline si raggiunge quota 4100 mt, con tutti i fastidi che può avere il nostro corpo non abituato all’altezza. Masticate delle foglie di coca per ridurre “l’apunamento” come lo chiamano loro, oppure anche il the de coca aiuta (attenzione però aiuta anche ad andare in bagno!).

C’è chi in tre giorni vuole vedere trenta cose, chi invece come me che in tre giorni ne vede tre, forse anche due; se siete di questa opinione seguite il mio consiglio e passate un paio di notti nella Quebrada de Humahuaca, non ve ne pentirete!

Ovviamente a questo punto mi chiederete: “Sì, ma dove?” Ci sono tre località principali, alternate da piccoli paeselli, Purmamarca negli ultimi anni è diventata un po’ di moda, qui troverete anche i boutique hotel e una cittadina molto ordinata; Tilcara è la località giovane e un po’ trasandata ma vicina a dei siti molto interessanti da visitare a piedi, come il Pucarà e la Garganta del Diablo; Humahuaca è la più a nord, una via di mezzo tra le due, sonnolenta, accogliente, senza troppe pretese. Scegliete voi, io le ho amate tutte e tre!

Tra le varie agenzie che organizzano escursioni segnalo Turismo Responsable.

Entrando nel sito ufficiale del turismo di Salta trovate infinite opzioni anche per vivere giornate in campagna, cavalcate, rafting, a voi la scoperta e la valutazione, io non le ho provate.

Cibo e locali a Salta

Intorno alla plaza 9 de Julio si susseguono bar e ristoranti, come anche lungo la super turistica calle Balcarce tra Entre Rios e Necochea.

Io vi segnalo quelli che per me vale la pena…e modestamente anche alcune cosette che non troverete nella Lonly Planet ;-)!

In centro ho pranzato benissimo e a prezzi onesti (attenzione non tra i più economici) alla parrilla “La Charrua Caseros”, la carne buonissima, gustosa e tenera, porzione abbondante e con miniparrilla, così tutto restava ben caldo mentre io mangiavo con i mei tempi lenti. Il personale è molto cortese e offre pure il lemoncello alla fine. Vi sconsiglierei invece il ristorante “La Posada de Caseros” che è 100 metri prima, decisamente troppo costoso per il piatti che offre.

Ci sono però due posticini non così turistici e ben “rustici” come piace a me in cui vi invito ad andare.

Il primo è “El Patio de las Empanadas“, tra av. San Martin ed Esteco. E’ un posto molto “locale” tanta scelta di empanadas fritte o al forno davvero squisite servite con una salsina piccante. Se invece avete voglia di un piatto vero e proprio vi invito ad attraversare la strada, giusto all’inizio del paseo de lo Poetas (che purtroppo è tenuto molto male), ci sono vari ristorantini che non hanno nulla di turistico, sono frequentati dai locali, sono semplici e senza pretese ma l’ambiente è bello, le porzioni singole sono quasi per due persone e i prezzi sono dimezzati rispetto al centro città.

Vi voglio segnalare anche il “Cafè Del Convento” (all’angolo tra calle Juramento e calle Caseros) un bellissimo bar pasticceria per spuntini veloci, giusto davanti al convento di San Bernardo, è centrico ma fuori dalla pazza folla e le torte sono strepitose!

Se invece avete voglia di un ottimo thè percorrete 50 metri dal Cafè del Convento lungo calle Juramento, lì c’è “Benares- leyendas de tè en yerbas”; è un locale piccolissimo, arredato con molto gusto e la titolare mi ricorda Juliette Binoche nel film “Chocolat” solo che la sua passione è il the e la cucina organica naturale. Fatevi consigliare da lei il vostro thè perfetto e lasciatevi deliziare con le sue gallette e la sua marmellata di pesca, ovviamente tutto fatto in casa e di sabato, quando il locale resta chiuso.

 

Capitolo a parte: le peñas.

A Salta le peñas non sono per ballare ma per ascoltare musica dal vivo, in quelle più turistiche si vede anche lo show folklorico. In calle Balcarce ce ne sono per tutti i gusti, personalmente (ma io sono troppo purista del folklore) le ho viste tutte troppo votate al business turistico. In questa zona vi segnalo il Cafè del Tiempo, che anche tra le persone del posto è riconosciuto per chiamare bravi musicisti. Altrimenti una peña fuori da questo circuito è “La Casona del Molino“, è davvero una “casona”, perché l’ambiente è molto grande, però diviso in piccole stanzette con dei tavolini, ed in ogni stanzetta ad un certo punto arriva un musicista che canta e allieta la serata, a un certo punto, se c’è la gente giusta, si può ricostruire quasi il clima della “guitarreada entre amigos”. La cosa bella è che se si cambia stanza cambia anche il genere di musica. Fate in modo di passare una serata in questo posto!

 

Volete ballare? Cercate una carpa santeña!

Sembra che a Salta siano gli unici posti in cui si balla folklore. Si trovano fuori città, sono molto tradizionali e vi invito a fare di tutto per andarci perché ne vale davvero la pena! Purtroppo non sono sempre aperte, quella a cui sono stata io si chiama “El Rancho del Torito”. Se volte avere informazioni circa questi luoghi, l’unica possibilità è quella di chiedere ai “gauchos” che fanno lo spettacolo nelle peñas, sono quasi tutti studenti di folklore e sapranno sicuramente indirizzarvi.

 

Compere

I negozi per souvenir nel centro si susseguono uno dietro l’altro, attenzione però, il fatto che un articolo sia venduto in un negozio, non lo rende più “vero” di quello comprato al mercato di strada, non comprate a primo acchito. Io porto la mia esperienza: cercavo una ruana, ovvero il poncho in versione femminile che è aperto davanti. Nei negozi del centro lo stesso filato che trovavo al mercato aveva oltre 300 pesos di differenza!

Sono stata al mercato artigianale, in fondo ad avenida San Martin, lì si trovano delle cose molto particolari, curate, ma decisamente troppo costose. Continuando la ricerca della mia ruana l’ho trovata nel mercatino di strada, proprio davanti all’edificio del costoso mercato artigianale, in caldissima lana de guanaco.

Festival de Doma y Folklore

Gauchos (quelli veri) e musica a full.

C’è una premessa che devo per forza fare, perché è la cosa che mi ha più mosso emozionalmente..

Indipendentemente una persona sia d’accordo o meno con la doma, ho avuto la possibilità di vedere da vicino questa pratica, di palpare nello sguardo di jinetes e gauchos la serietà e l’importanza che rappresenta per loro, di come la sentano come orgoglio di “essere argentino” ma soprattutto come “orgoglio di gaucho”. Mentre ero appostata a bordo campo con la macchina fotografica tra i vari giornalisti, un’espressione mi è uscita più volte, senza rendermene conto, e con le persone intorno che mi guardavano stranite.. “Questi qua c’hanno veramente i coglioni!”

Il cavallo più nervoso, più difficile, più selvaggio, che si alzava a due zampe, spesso cadendo, il jinete ci stava sopra, ci si aggrappava con un tal coraggio e anche dopo la più paurosa delle cadute dei due insieme, quando dici tra te e te “è rimasto a terra e non si alza più”.. no, si alza il cavallo e lui è ancora li aggrappato!

 

Il Festival

Man mano che viaggio tra i vari Festivals di Folklore mi rendo conto che ognuno ha il suo focus e la sua anima, può piacere o non piacere, ma il Festival de Doma y Folklore ha carattere da vendere e quest’anno ha ricevuto la distinzione “Marca Pais”, come simbolo di identità, cultura e tradizione argentina.

Tutto ha iniziato 53 anni fa, quando 20 scuole delle località di Jesus Maria e Colonia Caroya, hanno deciso di raccogliere fondi per le loro attività, organizzando un festival in cui fossero presenti due cose tanto care agli argentini del luogo: la doma e la musica folklorica.

Il Festival dura 12 notti, 12 notti di “argentinidad” (così le chiamano), che si svolgono dentro e fuori ad uno stadio la cui struttura è stata creata appositamente per il festival e che arriva ad ospitare fino a 27.000 persone.

Ogni giorno, durante il festival c’è un’attività pomeridiana al campo lungo il fiume, al lato dello stadio. Dalle 19:00 invece inizia la doma, chiamata Jineteada. Los Jinetes, ovvero i domatori, rappresentano tutte le provincie dell’Argentina, comprese alcune nazioni limitrofe, si allenano tutto l’anno per arrivare preparati a questo festival, che per quando riguarda la doma è il più prestigioso dell’Argentina.

Ci sono tre diversi tipi di doma: Basto, Gurupa, Crina, dipende dagli “accessori o strumenti di lavoro”. Il tempo di doma dura 12 secondi, dopodichè il jinetede, se è resistito sopra al cavallo (il che significa che raggiunge un punteggio molto alto) viene prelevato a braccio dal cavallo da due “apadrinadores”.

Ma tutto quello che sta intorno è una sorta di rituale in cui ognuno ha il suo ruolo, chi porta il cavallo da domare, chi lo riceve e lo assicura al palo, i giudici ovviamente, gli apadrinadores, chi raccoglie i vari strumenti di doma che si perdono durante il lavoro, il medico. Tutto questo è annunciato commentato per il pubblico da un conduttore accompagnato da un payador. Il payador è una figura che ho conosciuto per la prima volta in questo festival, credo racchiuda in sé l’”argentinità” all’ennesima potenza, egli con la sua chitarra accompagna il conduttore recitando in rime tutto quello che succede.

Alternati ai momenti di doma ci sono dei momenti di musica o balletto, artisti tra i più quotati si sussueguono sul palco a partire dalle 21.00, intorno alle 23:00 c’è l’ultimo momento di doma, in genere poi si continua con un balletto che occupa tutto il campo.

Una cosa molto suggestiva è la esibizione di “tropilla”, ovvero ogni gaucho conduce una “yegua madrina” che tutti gli altri cavalli seguono.

Verso la mezzanotte finalmente si aprono i cancelli del campo e tutta la gente dunque può avvicinarsi un po’ di più al palco per vedere i due concerti principali un po’ più da vicino.

Allo stato attuale ci sono idee discordanti sulla doma, sebbene molti argentini ci siano molto legati e la sentano come parte delle loro radici, dall’altro lato ci sono molte persone che protestano in quanto sarebbe una pratica non più necessaria, che provoca stress agli animali, nei peggiori dei casi infortuni. Contemporaneamente gli infortuni dei jinetes sono all’ordine del giorno, ma questo non sembra scoraggiarli.

 

Informazioni utili

Il festival di Jesus Maria ha l’organizzazione più puntuale che io abbia visto in Argentina, ovviamente arrivando ad accogliere nello stadio oltre 25.000 persone questo è indispensabile. E’ importante sapere tuttavia che viene dato molto spazio alla parte di doma e mentre si canta dal vivo lo spazio per ballare è davvero molto angusto e inesistente, diciamo che non è un festival a cui la gente va per ballare.

Sicuramente per vedere un spaccato di “argentinità” indipendentemente da canto o ballo è il più azzeccato.

Tenete conto che Jesus Maria ha una ricettività limitata perciò bisogna organizzarsi in tempo per prenotare una camera, per chi invece decide di pernottare fuori e raggiungere Jesus Maria per la serata attenzione: le strade iniziano a collassare dalle 19:00, anche prima quando canta un artista molto quotato e la fila per comprare il biglietto può durare anche 2-3 ore. Dal sito tuttavia si possono comprare on line.

Se pensate di passare qualche serata a Jesus Maria per il festival scrivetemi qui per info più specifiche.

Ecco qui una ripresa di parte della jineteada e l’inizio del concerto de Los Huayra ed una minigallery del festival

 

 

 

 

 

Festival de La Chacarera – Il folklore formato famiglia

Il Festival de la chacarera, ideato dai fratelli Agustin y Carlos Carabajal è nel 2018 alla sua 47ma edizione. Tra tutti i festival che ho visto posso dire che se dovessi trovargli un aggettivo questo sarebbe “famigliare”. Non aspettatevi però di vedere i gonfiabili come succede dalle nostre parti. I bambini sono fans del folklore tanto quanto gli adolescenti, i genitori e i nonni, aspettatevi invece di vederli a cavalcioni del papà in prima fila davanti alle transenne, cantando a squarciagola i classici dell’artista di punta. Inoltre gli orari sono santiagueños, ovvero dalla mezzanotte alle sette di mattina, e se il giorno dopo si deve lavorare, beh vorrà dire che si va in ufficio direttamente!

Quando dico famigliare mi riferisco all’atmosfera, molti si portano sottobraccio la propria sdraio e tavolino, quasi a fare un pic-nic. Sul palco si susseguono artisti emergenti del folklore argentino, giovani, compagnie di danza, gruppi legati a festività tradizionali, e ogni sera due artisti riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

La prima notte si è rivissuta una festa pagano-religiosa molto cara ai santiagueños, quella di San Esteban, l’artista di punta era Raly Barrionuevo, un musicista che ha avvicinato al folklore argentino molti giovani, le sue musiche hanno delle moderne sfumature romantiche ma senza mai distaccarsi dalla tradizione.

La seconda notte si è rivissuto il carnevale della puna, già dal pomeriggio il centro di Santiago è stato invaso da molti diablitos jujeños, che poi hanno animato tutta la notte a ritmo di carnavalito, con schiuma, pittura e farina. Nestor Garnica ha incendiato il ballo con chacarera e zamba e già quasi all’alba sono saliti sul palco El Vislumbre del Esteko, un gruppo santiagueño emergente, dallo stile molto originale, chacarera con chitarra elettrica e la voce rock di Santiago Suarez.

L’ultima notte è stata forse la più emozionante, Elpidio Herrera e la sua sachaguitarra ha riportato tutti ai suoni delle origini, Cuti y Roberto Carabajal dopo trent’anni di successi annunciano il loro prossimo scioglimento tra le lacrime di chi è cresciuto con la loro musica. Alla fine il Duo Coplanacu ha fatto ballare e saltare tutti, per la prima volta ho visto un gruppo richiamato sul palco per ben tre volte!

Informazioni Utili

Il Festival avviene sempre il primo fine settimana di gennaio, in genere dal giovedi al sabato.

Le entrate si comprano presso la discheria Pago Donde Nacì, in pieno centro, c’è sempre una promozione se si comprano le tre entrate insieme.

In genere il festival inizia prima della mezzanotte, ma il mio consiglio è di non arrivare prima dell’una, è in quel momento infatti che inizia il clou. All’interno dell’evento ci sono varie opzioni per mangiare e bere, attenzione però, non sempre i prezzi sono uguali in tutti i kioschi, perciò un giretto prima di decidere in quale comprare lo consiglierei sempre. Il festival in genere termina quando il sole è già spuntato, verso le 7:00, ma se nel frattempo avete stretto conoscenza con qualcuno e avete voglia di seguire la movida, tenete le orecchie all’erta perché c’è sempre qualche “guitarreada” per chi non è ancora stanco.

Non sfidate le temperature di Santiago andando in giro dopo le 14:00, la città si spegne e va a fare la siesta, consiglio vivamente di sperimentare questa bella pratica, vi darà la carica per affrontare la nottata.

Dalle 19:00 andate a farvi un giretto nella Plaza Libertad di Santiago, è il momento in cui la città si rianima dopo la siesta e c’è sempre qualche attività legata al festival.

Cibo. Se volete qualcosa di ben autoctono andate a pranzare al secondo piano del Mercado Armonia, cibo buono, tipico, ambiente semplice ma molto ospitale, super economico! Attenzione però, anche questo alle 14:00 chiude!

Reserva Forestal y Bombos legueros Mario Paz

Mario Paz è un artigiano molto rinomato nella costruzione di bombos legueros, raccontando di Santiago del Estero e del suo folklore, è una persona che assolutamente dovevo incontrare. Quello che tuttavia ha ulteriormente chiamato la mia attenzione è che da poco lui e la sua famiglia hanno istituito una Riserva Forestale per la preservazione del ceibo, che è l’albero con cui si costruisce la cassa di risonanza del bombo leguero.

Mario e Julia mi accolgono nella loro casa in Av. Colon, dove c’è anche il piccolo negozietto di bombos; si prende l’occorrente per il mate e ci mettiamo in macchina alla volta della Riserva, si trova ad una ventina di Km da Santiago città giusto il tempo per scambiare qualche chiacchiera e conoscerci meglio. Per la prima volta da quando mi trovo qui ho sentito parole come “consumo sostenibile”, “riciclo”, “raccolta differenziata”, … e parlarne mentre si passava davanti ad un campo pieno di rifiuti della periferia devo dire che mi ha fatto un certo effetto. La strada verso la coscienza del riciclo è ancora lunga ma l’impressione è che il primo passo sia stato fatto.

Il paesaggio fuori della capitale cambia rapidamente, dando spazio a terra, quebracho, i colori si mischiano tra i verde della natura, che in questo periodo ancora gode di qualche pioggia, e la terra marrone rossastro. Un chilometro di sterrata dalla strada principale e siamo arrivati. C’è un’umile casetta con un bel porticato sulla destra, davanti a noi il giardino, un grande algarrobo delimita maestosamente quello che durante le feste sarà sicuramente usato come patio…ovvero pista da ballo! Un po’ più in là un paio di hornos de barro (ovvero forni d’argilla) indispensabile nella succulenta cucina santiagueña.

Mario subito mi porta a fare un giro tra le sue piantine più giovani che cura con la dolcezza di un padre, ci raggiunge Victor, suo figlio che ci fa strada al taller, dove ogni giorno porta avanti il mestiere originario del padre, la costruzione del bombo leguero (vedi video). Mario però è impaziente, vuole portarmi a vedere la parte più bella della Reserva, ovvero il “percorso nel monte”. Il monte per i santiagueños è la campagna, e considerando che in passato gli inglesi hanno sterminato gli alberi per costruire le traversine della ferrovia tanto da provocare un cambiamento climatico, ci sono particolarmente affezionati. Ci troviamo a camminare in un boschetto dagli alberi bassi, foglie secche che scricchiolano, animaletti di vario genere che scappano alla nostra vista. Mario mi racconta la storia di ogni albero, le sue proprietà, fino a farmi raccogliere la corteccia di una pianta particolare perché una volta a casa mi potessi fare un tè.

Camminiamo in un tunnel di bambù, “Lì infondo c’è la Salamanca” mi sussurra all’orecchio…personalmente dopo aver ascoltato fiumi di chacareras e racconti di vario tipo su questa entità mistica e diabolica non vedevo l’ora di andarci vicino, e così fu!…ma questa è un’altra storia…curiosi!

 

Terminiamo in nostro giro, Julia ha preparato il mate, è passato un tortillero, seduti sotto a quel portico, tra il canto degli uccelli e il profumo delle foglie, mate e tortillas mi hanno portato alla pace dei sensi, mentre Mario e Julia mi raccontavano le loro avventure quando giravano per i festivals con bombos e figli al seguito. Era un fine giornata perfetto, ma ancora doveva venire il bello!!

Arrivano piano piano delle ragazzine a piedi, 7-10 anni, erano venute per la lezione di danza che un maestro dà gratuitamente a chi vive nei paraggi, nel giro di dieci minuti mi ritrovo a ballare con loro, mamme e ragazzine mi guardano strano.. “ma cosa ci fa qui una tana in mezzo alla campagna? ..e sa pure ballare il gato?” Julia e Mario ridevano, ma il folklore riunisce tutti e presto ci ritroviamo a parlare di Bassano del Grappa, di tango, empanadas, di facebook e mi guadagno pure un invito a cena!

INFORMAZIONI UTILI

La Reserva Mario Paz organizza due o tre eventi all’anno in occasione di feste folkloriche, si può essere informati attraverso la pagina facebook e il sito web. Trovandosi qualche giorno a Santiago consiglio vivamente di andarla a vedere, chiamando la famiglia Paz al numero telefonico che si trova nel sito, Mario e Julia saranno ben contenti di portarvici durante il loro giretto giornaliero.

Allo stato attuale non ci sono trasporti pubblici che arrivano alla Reserva, se si va in taxi per qualche evento particolare si può accordare con l’autista l’orario del rientro, oppure ci sarà sicuramente qualche santiagueño disposto a darvi un passaggio fino in città!

 

Come nasce un bombo leguero:

 

Fiesta de la abuela Carabajal, consigli pratici

Ferie solo a Ferragosto ma voglia di vacanza insolita? Magari immersa in un popolo dalla cultura millenaria, ma con la voglia di fare festa e ballare senza dover scalare chissà quale vulcano sudamericano o mangiare radici per una settimana? Fate un giro in Argentina e fate in modo di trovarvi a Santiago del Estero proprio a cavallo del secondo week end di agosto..festa assicurata, vacanza culturale salvata!

In questa settimana a La Banda, la città vicina a Santiago del Estero, si festeggia la fiesta de la abuela Carabajal. Per avere info sulla portata culturale dell’evento vi riporto qualche link: 1,  2, 3 e 4  ; qui vi dico solo che sarà una settimana a puro folklore santiagueño, a stretto contatto con un popolo che ha l’ospitalità nel sangue ed il cuore che batte al ritmo del bombo leguero.

Le informazioni tecniche sono queste:

  • Volo intercontinentale..sapete com’è agosto, prendetevi con tempo e riuscirete a spuntare delle tariffe di tutto rispetto.
  • Spostamento interno: ovviamente arriverete a Buenos Aires, se avete tempo gli spostamenti interni sebbene lunghi possono essere fatti comodamente in autobus, i “micro de larga distancia”, così vengono chiamati, partono dalla stazione di Retiro, lì potrete anche prenotare il vostro biglietto. Si tratta di pullman super confortevoli, io ho spesso viaggiato di notte per risparmiare il costo di una stanza, durata media del viaggio Buenos Aires- Santiago del Estero 12-13 ore, prenotate il servizio “cama” o “cama suite”, le migliori compagnie con cui viaggiare sono: Flechabus, Andesmar, Urquiza Dorado, Chevallier. Il biglietto deve essere comprato con qualche giorno di anticipo altrimenti rischierete di non trovare posto. Per chi non vuole aspettare e si può permettere dalle 100 alle 200€ in più dall’Aeroparque Newbery AerolineasArgentinas vola due volte al giorno a Santiago.
  • Alloggio: consiglio di alloggiare nella città di Santiago, ovvero dall’altra parte del fiume rispetto alla cittadina in cui ci sarà la festa, il motivo è principalmente “turistico” e di sicurezza, Santiago è molto carina, è bello passeggiare per il centro, in piazza Libertad ci sono sempre delle belle iniziative, spesso lezioni di folklore gratuite, lì c’è anche il CCB (Centro Cultural Bicentenario), il mercado Armonia, e nella vicina Avenida Roca vari ristorantini alla moda che piacciono molto a noi europei. In centro ci sono l’hotel Carlos V, Plaza3Apart, ma anche dei carini appartamenti in affitto su Airbnb a prezzi molto modici.
  • La festa: nel barrio de Los Lagos a La Banda la festa inizia già dal giovedì, nel patio de la abuela. Chiedete ad un taxi di portarvi nella “casa de la abuela Carabajal” non serviranno altri indirizzi. Li dal pomeriggio fino a notte inoltrata si susseguiranno i musicisti, c’è la possibilità di mangiare. Visitate il museo dedicato alla famiglia, una piccola stanzetta ma vedrete tutti i musicisti della famiglia che hanno fatto la storia del folklore. Ovviamente la festa non si ferma li ma ci sono un sacco di eventi collaterali e peñas, non mancate di andare una sera nella Peña “La Chacarera” ovvero la casa di Carlos Carabajal, durante i giorni della festa ogni sera uno dei suoi figli organizza la serata, fate in modo di essere li per le 23 altrimenti correte il rischio di restare fuori perché tutto pieno. Per essere aggiornati su tutti gli eventi in quei giorni comprate il quotidiano “El Liberal” e tenete sempre d’occhio l’agenda cultural nel sito www.pagodondenaci.blogspot.com.ar
  • La domenica pomeriggio: la domenica pomeriggio è il tripudio finale, nel pomeriggio tutta la famiglia Carabajal sale sul palco a cantare il suo repertorio, se non avete paura a stare in mezzo alla folla appostatevi presto sotto al palco, prometto che ne vale la pena! Subito dopo prendete un taxy e fatevi portare al Patio del Indio Froilan per terminare in bellezza tra la terra santiagueña questo evento unico nel suo genere.
  • Consigli sulla sicurezza: i santiagueños sono uno dei popoli più ospitali che io abbia mai conosciuto, questa festa però muove gente da tutto il paese, quindi nel mucchio ovviamente si trova di tutto. Consiglio di lasciare in albergo abbigliamento all’ultima moda e qualsiasi oggetto di valore, siate leggeri, portate i soldi giusti anche per fare qualche compera ma senza esagerare. Non camminate al di fuori delle strade adibite alla festa, si tratta comunque di una zona..diciamo particolare, quando decidete di rientrare assicuratevi di avere il numero di un taxi da chiamare oppure prendetene uno sulla strada principale.
  • Scarpe: il folklore, la chacarera è una danza che si balla sulla terra, il patio santiagueño è di terra, il patio di Froilan è di terra, considerate che al vostro rientro le vostre scarpe saranno del colore della terra, se poi vi troverete terra anche tra i denti e le narici significa che vi sarete divertiti alla grande!
Se volete aiuto personalizzato per la preparazione del vostro viaggio scrivetemi qui o qui!