L’arte di “Caer”

C’è un’attività alquanto curiosa che hanno sviluppato i santiagueños, dalle mie osservazioni direi che si tratta di una vera e propria arte, ovvero l’arte di “caer” in casa di qualcuno. Non ho trovato una vera traduzione a questo verbo, potrebbe essere “capitare in casa di qualcuno” ma nella nostra cultura forse dovrei tradurre con “autoinvitarsi”! E’ una cosa comune infatti presentarsi a casa di qualcuno per l’ora di pranzo o cena e decidere di fermarsi chiedendo ingenuamente: “…Ehh… cosa ci sarebbe per pranzo?”

Lo fanno comunemente con parenti e amici, …e fin qui la cosa potrebbe anche essere compresa e normale, a quante di noi non è capitato di passare da un’amica e chiederle di mettere su una pasta perché avevamo voglia di parlare, o meglio ancora di passare a casa della mamma in orario sospetto con futili scuse…

Ma la cosa curiosa è che i santiagueños addirittura ti “mandano a caer” (che è ben diverso da quello che stiamo pensando tutti in questo momento 😀 ) ovvero ti mandano a casa di qualche loro amico o famigliare che tu non hai mai visto dicendoti: “presentati lì un giorno che vuoi tu per l’ora di pranzo vedrai che saranno felicissimi!”

Ed è proprio quello che mi sta succedendo in questo momento..sono giorni che un’amica insiste per “mandarmi a caer” a casa della sua famiglia, sebbene lei non ci sia e io della sua famiglia abbia visto si e no un paio di volte sua mamma..Non ho nemmeno uno straccio di numero per mandare un messaggino di whatsApp…Ora capite bene come questo letteralmente mandi a puttane i miei 36 anni di buona educazione e riservatezza insegnatami dai miei genitori! Dopo un mio: “No, te si fóra!” La sua insistenza mi sta facendo rivalutare la questione…ovvero, cara Elisa, vuoi abbracciare in pieno la cultura santiagueña?? Bene, mi sa proprio che anche tu dovrai “caer” a casa di qualcuno!! Ho pensato che cercherò comunque di preservare una parvenza di dignità non presentandomi a mani vuote ma, da buona veneta, con una bottiglia di vino. Ecco, ora esco a comprarlo…forse è meglio se prendo due bottiglie, una la apro qui a casa come aperitivo così mi sciolgo un po’!

PS Vi farò sapere il grado di vergogna che avrò provato.

1′ Agosto, fermatevi un secondo e ringraziate la Pachamama

1 Agosto, giorno della Pachamama.

E’ forse uno dei festeggiamenti più popolari ed importanti dei popoli originari dell’America Latina. Si celebra la Madre Terra, “Pacha” che in aimara e quechua significa terra, mondo, universo.

Questa cerimonia ancestrale è tramandata dai popoli originari della Ande centrali, e si realizza attraverso un serie di offerte per festeggiare la natura protettiva e fertile della terra, tuttavia può variare a seconda della regione.

Nella provincia di Salta ad esempio la cerimonia è incentrata sul fatto che tutto ciò che esiste proviene dalla terra. E’ molto frequente inoltre che i salteños accendino una sorta di incenso per allontanare i possibili mali che si possano essere fermati in casa durante l’anno.

Nella provincia di Jujuy invece, si scava un buco nella terra attraverso il quale le si da cibo e bevande. Si offrono foglie di coca, chicha, alcohol, sigarette, dopodiché si chiude il buco e tutti i presenti si prendono per mano per esaltare il loro spirito di fratellanza che regna sovrano e danzano al suono della caja, dei flauti e cantano strofe.

In ogni caso tutti i riti sono sempre celebrati dagli anziani della comunità.

La fede nella Pachamama convive comunque con il cristianesimo. La contaminazione tra le credenze popolari e la fede religiosa caratterizza tutto il Sud America, per esempio in Bolivia la Pachamama è identificata con la Vergine di Copacabana a La Paz, in Perù la Pachamama è identificata con la Vergine della Candelaria.

Al di là di questi riti ancestrali e così importanti per i popoli nativi, credo che un momento di “ringraziamento” per il presente non sia affatto banale, anzi forse ci potrebbe aiutare a trovare un momento di riequilibrio in questa folle corsa che a volte ci impone il sistema.

 

Oggi, qui nel cuore di San Telmo, in una capitale che non si ferma mai e dove convivono situazioni di drammatica marginalità vicino ai lussuosi palazzi del centro, anche noi, a modo nostro abbiamo ringraziato la Pachamama. Bevendo la classica caña con ruda, celebrando l’amicizia, l’amore, la musica, e le strane forze dell’universo (o della Pacha) che ci hanno fatti incontrare!

 

Fonte: La Nacion

Foto in evidenza: Celebrando la Pachamama a Jujuy

 

 

Grazie Andrés!

29 maggio 1876 – 29 maggio 2017
Da settimane passavo davanti a quella casa, si intuiva che un tempo doveva essere molto bella.. ad accompagnare la grande porta in legno, due finestre, alte, a forma di arco. I muri bianchi che ancora splendevano sotto il sole di Santiago, erano interrotti da cornici di colore rosa antico che davano un tocco di eleganza alla facciata. Al piano superiore ci doveva essere sicuramente una terrazza, lo intuivo dal parapetto puntellato di colonne bianche e un ampio rosone centrale..
Passandoci davanti coglievo sempre la tristezza della caducità delle cose, i calcinacci scrostati che facevano intravedere i mattoni rossi mi facevano pensare ad un vecchietto che cerca di rialzarsi dopo una rovinosa caduta. Una sera finalmente mi fermo, volevo cercare di leggere tutte quelle targhe che però erano collocate all’entrata, dentro alla cancellata.. riesco a decifrare, improvvisamente la coca cola mi va di traverso. Non potevo credere a quanto leggevo…“Elisa ma quando caxxx imparerai ad aprire quegli occhi per guardare ma soprattutto per vedere??!!”04032017-20170304_144227
Mi trovavo davanti alla casa di Andrés Chazarreta, musicista, ricordato soprattutto perché è stato colui che dopo aver investigato per anni sulla musica popolare argentina, insieme al Conjunto de Arte Nativo, l’ha portata a far conoscere a tutto il Paese. La rappresentazione al teatro Politeama di Buenos Aires è stata storica, doveva fare solo 3 funzioni, ma il pubblico, che al tempo era avezzo ad ascoltare jazz e fox-trot, è andato letteralmente in visibilio davanti a chacarera, gato, escondido, zamba,…e alla fine le funzioni furono ben 90!
Caro Andrés, oggi, 29 maggio, è il tuo compleanno, grazie al tuo lavoro la musica popolare è diventata di dominio di tutto il paese che la riconosce come sua identità,
oggi grazie a te ed in memoria a te, in Argentina si festeggia il 
Dìa del Folclorista”!

CHAZARRETA y su hija Ana Mercedes
Andrés Chazzareta con sua figlia Anita. Foto credit: andreschazarreta.blogspot.it

Los Saavedra, un assaggio

Questo articolo sarà breve..

Sabato 22 aprile si celebrava la giornata mondiale della terra, chiaramente in una città come Santiago la cosa è decisamente molto sentita!

La sera si è presentato il gruppo Riendas Libres, di cui ho già parlato  qui ed in questo contesto si sono riuniti molti vecchi amici, tra cui la famiglia Saavedra. Juan, Sandra, i loro figli Yago, Jesus, Nazareno ed un paio di altri integranti.

Il giorno seguente, nel patio del indio Froilan invece si viveva un “dìa nativo” ovvero una riscoperta, valorizzazione, ma anche una presa di coscienza delle problematiche dei popoli nativi.

Questo è un estratto dello spettacolo della famiglia Saavedra ripreso da Revolucion-Arte

Queste alcune foto della domenica di Paula Antumalen Vega

Sólo para hombres… si parla di Malambo!

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Siamo nel 1600, Provincia de La Pampa, nasce una danza folklorica molto affascinante, ad esclusivo dominio degli uomini. Questi, accompagnati dalla musica di una chitarra e di un bombo…iniziano a ballare, o meglio a sfidarsi, a colpi di malambo!

Dal punto di vista tecnico il malambo è sicuramente una danza che più di tutte richiede studio e allenamento, soprattutto per piedi, caviglie e gambe.

L’uomo fa una serie di movimenti combinati tra loro, chiamati “mudanza” o “zapateo”, i quali sono separati da un altro movimento chiamato “repique”; la combinazione di tutto questo dà vita al malambo. Continua a leggere “Sólo para hombres… si parla di Malambo!”

Il Festival di Cosquin

Nove giorni e nove notti di puro folklore

 

cosquinfolcloreDopo aver ottenuto l’accreditamento ufficiale come blogger dalla commissione del festival direi che è doveroso raccontare un po’ cos’è effettivamente questo festival..

Nove giorni e nove notti di puro folklore, chiamate anche “Las nueve lunas coscoinas“, in questi giorni la città si trasforma, e vive pervasa  dallo spirito folklorico. Il festival infatti non è solo l’evento di musica ufficiale che si tiene nell’anfiteatro, ma un’esperienza folklorica totale che si vive nella strada e nelle peñas di tutto il paese, dove musicisti, ballerini, poeti, artisti, si esibiscono liberamente tutta la notte, con la speranza di poter arrivare un giorno sul palcoscenico ufficiale. Continua a leggere “Il Festival di Cosquin”